Boiardi vecchi e nuovi in azione. Ci sono in palio 364 poltrone. Consap, Consip, Trenitalia e tutte le altre. Si stringe il cerchio per rinnovare Cda e revisori

di Sergio Patti
Economia

Vecchi e papabili boiardi di Stato in agitazione per la nuova infornata di nomine nelle società controllate dal ministro dell’Economia direttamente o indirettamente attraverso la Cassa depositi e prestiti, le Ferrovie, ecc. Sono 61 i gruppi in attesa entro breve di rinnovi (erano 76 a inizio anno). Ad oggi sono stati già scelti manager e Cda di 15 società, tra cui quelle di prima fascia (le big come Enel, Poste, Eni, Leonardo, ecc). Delle 61 aziende che restano, i componenti attuali da rinnovare sono ancora 364 (erano 506 a inizio anno, quindi ne hanno nominati 142). I gruppi per cui si attendono le nomine sono comunque molto rilevanti, come le manovre e i padrini politici scesi in campo. Con nomi apparentemente relegati nel passato a partire da quello di D’Alema.

In cima alla lista c’è infatti la Consap, di cui è presidente e amministratore delegato Mauro Masi. Forte della crescita registrata negli anni, l’ex segretario generale di Palazzo Chigi e Direttore generale della Rai potrebbe essere confermato se non fosse che a quello stesso ruolo punterebbe l’attuale presidente dell’Acquirente Unico, Andrea Péruzy, da sempre considerato vicino all’ex leader Pds/Ds. In Consip, chiamato a riprendere in mano la centrale acquisti della pubblica amministrazione dopo gli scandali dell’epoca renziana, il numero uno Cristiano Cannarsa (ex Sogei) sembra destinato a lasciare il posto, anche per i contraccolpi delle vicende in cui è finita la moglie, Catia Tomasetti, presidente della discussa Banca centrale di San Marino.

Dalle parti del Mef si dice che lo stesso ministro Roberto Gualtieri abbia difficoltà a confermare Paolo Aielli sulla poltrona di amministratore delegato del Poligrafico dello Stato, così come sembra incerto il rinnovo del presidente Domenico Tudini (ex Ad di Infratel). In corsa si rivedono nomi quasi mitologici delle partecipazioni statali e del potere di via XX Settembre, come nel caso della sempiterna Stretto Messina Spa (dove Vincenzo Fortunato è il liquidatore e va rifatto il collegio sindacale). Una partita estremante importante dal punto di vista dell’innovazione industriale – e per questo sotto la lente in particolare dei 5 Stelle – è quella delle tre controllate del Gse e dunque della regolazione e dei contributi pubblici nel settore energia.

Tra le altre società di rilievo, secondo l’aggiornamento sulle nomine fornito dall’osservatorio Comar, ci sono da scegliere i vertici di Fintecna (che ha in pancia, oltre all’ex Efim, anche 1,13 miliardi euro di liquidità), e poi aziende strategiche del livello di Trenitalia. Qui resta in ballo il nome di Luigi Ferraris, che dopo l’uscita con ottimi risultati da Terna era stato dato anche come possibile Cfo di Fs o, più di recente, Ad della rete unica delle Telecomunicazioni. Su queste e tutte le altre nomine incombe in ogni caso la direttiva del Ministro dell’Economia e Finanze sui criteri di scelta (risale al 14 aprile scorso), che innova le precedenti di Grilli, Saccomanni, Padoan; per quanto riguarda l’autocertificazione dei candidati su requisiti soggettivi e di onorabilità, maggiore ruolo di altri ministeri ove interessati per materia e del Consiglio dei ministri o delle capogruppo nel caso di scelte non del Mef ma indirette.