La bomba utilizzata per assassinare a Malta la giornalista Daphne Caruana Galizia arrivò dalla Sicilia

Bomba Daphne Caruana Galizia
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

La bomba utilizzata nell’ottobre 2017 per assassinare la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia fu portata sull’isola di Malta dall’Italia. Lo ha confermato questa mattina, in tribunale a la Valletta, il killer condannato per l’omicidio della giornalista, Vince Muscat, che stava testimoniando contro i fratelli Adrian e Robert Agius, il loro socio Jamie Vella e il sospetto sicario George Degiorgio.

Muscat aveva già testimoniato contro i fratelli Alfred e George Degiorgio, un tempo co-accusati. Il testimone si è dichiarato colpevole del delitto e ha ammesso il suo coinvolgimento nell’omicidio della giornalista. Dopo un patteggiamento, Muscat è stato condannato a una pena detentiva ridotta di 15 anni e ha ottenuto il perdono presidenziale per il suo ruolo nell’omicidio del 2015 dell’avvocato Carmel Chircop.

Vince Muscat ha confermato che la bomba collocata nell’utilitaria della giornalista fu portata da Robert e Adrian Agius a bordo di un catamarano dalla Sicilia. L’ordigno conteneva 500 grammi di materiale esplosivo. Muscat ha detto che Degiorgio preferiva una bomba a un altro tipo di arma per Caruana Galizia. E’ anche emerso che Robert e Adrian Agius importavano fucili automatici AK-47. Muscat ha testimoniato, inoltre, che il giorno dell’assassinio della giornalista erano in anche possesso di un fucile d’assalto AK-47 portato dall’Italia per ogni evenienza e come strumento di autodifesa.

Secondo quanto ha raccontato Muscat, fu proprio Degiorgio, in mare a bordo di una barca, ad inviare l’sms che fece saltare in aria l’auto della giornalista. L’impulso fu inviato non appena il fratello Alfred, insieme Muscat, avvisarono che Daphne Caruana Galizia aveva lasciato in auto la sua abitazione. Quando Degiorgio premette il ‘grilletto’, ha raccontato il killer, “Alfred gli chiese perché lo avesse fatto senza aspettare il suo via libera”. I tre controllarono gli effetti dell’esecuzione: “fece un pennacchio di fumo, ma non sentimmo rumore” e “dopo andammo tutti a prenderci un tè”.