Bomba ucraina per l’Italia

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di Stefano Sansonetti

Una tegola pesante che in Italia minaccia di cadere su Sace e Danieli. La prima è la società pubblica di assicurazione dei crediti all’export, controllata al 100% dalla Cassa Depositi e Prestiti ma oggetto di un imminente processo di privatizzazione. La seconda è una multinazionale italiana attiva nella produzione di impianti siderurgici. Entrambe sono finite all’interno di un affare ucraino che rischia di costare un mucchio di soldi. Per venirne a capo bisogna partire dalla Interpipe, gruppo metallurgico che fa capo all’oligarca ucraino Victor Pinchuk, considerato vicino all’ex presidente Victor Yanukovich e grande finanziatore delle fondazioni di Bill Clinton e Tony Blair. Il fatto è che Interpipe ha accumulato debiti molto elevati nei confronti delle banche e della Danieli. Per cosa? Semplice, per aver affidato alla società italiana, previo lauto finanziamento bancario, la costruzione in Ucraina di un impianto siderurgico da 700 milioni di dollari. L’impianto è stato inaugurato in pompa magna nel 2012, ma alle banche e alla Danieli i soldi sono arrivati con il contagocce. Situazione ancora più pesante da quando si è diffusa la voce secondo la quale, complice la crisi dell’acciaio e tutta una serie di dazi all’importazione imposti dalla Russia, il gruppo di Pinchuk sarebbe a un passo da default. E qui vengono i dolori per Sace, perché la società pubblica italiana, com’è nel suo core business, era intervenuta proprio per garantire il credito erogato dalle banche alla Interpipe. Se questa non paga tutto, quindi, dovrà subentrare la società guidata dall’amministratore delegato Alessandro Castellano.

Il documento
Ad accendere un faro sulle ripercussioni di tutta la vicenda è un dossier molto dettagliato sulla Interpipe, depositato a gennaio 2014 presso il tribunale di Londra. Il gruppo di Pinchuk, infatti, pare avere questioni aperte con molte società, alcune delle quali sono passate alle vie legali. Il dossier, di cui La Notizia è in possesso, conta in tutto 69 pagine e dedica un paragrafo ad hoc alla vicenda Danieli. In esso si spiega che la società italiana vanta un credito di 26 milioni di euro nei confronti della Interpipe proprio per la costruzione dell’impianto stabilita in un contratto del 2007. Per finanziarie l’operazione il gruppo ucraino ottenne un finanziamento di 375 milioni di dollari da Barclays e Citibank, al cambio attuale corrispondenti a 269,2 milioni di euro. Il tutto con la garanzia di Sace, intervenuta proprio perché l’esecuzione dell’opera è stata poi affidata all’italiana Danieli. Insomma, oggi ci ritroviamo con diversi soggetti che devono riavere i loro soldi. Il dossier, depositato a Londra a gennaio, racconta che “Danieli ha proposto un differimento dei tempi di pagamento, con un’iniziale rata di 10 milioni di euro da pagare nel gennaio 2014 e con pagamenti mensili di circa 500 mila euro per i prossimi due anni e mezzo”. Ancora “al 9 dicembre del 2013 Interpipe non aveva siglato alcun accordo e il debito rimaneva non saldato”. E durante “una conference call del dicembre 2013 il direttore operativo di Interpipe aveva dichiarato che il gruppo prevedeva di siglare un accordo con Danieli da una settimana all’altra, ma questo era rallentato da Sace che doveva approvarlo. Lo stesso direttore finanziario aveva stimato che l’accordo sarebbe stato siglato entro gennaio 2014”.

L’accusa
Nel frattempo, conclude sul punto il dossier, dall’Ucraina hanno cercato di fare di tutto per tenere la cosa nascosta all’Italia: “Il 26 settembre del 2013 una comunicazione di Interpipe, che respingeva l’accusa di essere in default, veniva esplicitamente classificata: da non distribuire a nessuna persona italiana o indirizzo della repubblica italiana”. Naturalmente La Notizia ha chiesto conto della situazione a tutti i protagonisti in campo. La Sace ha fatto sapere che, complice un accordo di ristrutturazione del debito con Interpipe, l’esposizione verso il gruppo di Pinchuk rimane di circa 110 milioni di euro. O Interpipe paga questa cifra alle banche, o la società pubblica italiana è costretta ad attingere alle sue riserve. Danieli, dal canto suo, ha preferito opporre alle sollecitazioni un secco “no comment”. A quanto filtra, però, l’azienda italiana potrebbe anche aver chiuso un accordo con Interpipe per cercare di recuperare in suoi soldi, anche se in tempi un po’ più lunghi del previsto. Una situazione che, però, continua a rimanere a rischio, visti i precedenti non proprio confortanti nei rapporti tra il gruppo di Pinchuk e le società estere che hanno lavorato per esso.

Twitter: @SSansonetti