Bonaccini, De Luca & C. nel pallone. Chiudono tutto e aprono gli stadi. I governatori Pd volevano fare le scarpe a Zingaretti. E non tornano indietro neppure col boom dei contagi

di Giuseppe Vatinno
Politica

La partita tra i tre principali attori del Pd e cioè Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e segretario del Pd nazionale, Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna e Vincenzo De Luca governatore della Campania è ormai a 360 gradi e si è spostata sull’attualità amministrativa e cioè le norme contro la nuova fase di diffusione del virus. È necessario però fare un passo indietro. Bonaccini, da quando ha resistito in Emilia – Romagna alla spallata della Lega, si è convinto che il Pd è scalabile e, di conseguenza si è mosso sottotraccia con Matteo Renzi e forse sperava che le regionali non andassero tanto bene per il suo partito in modo di indebolirne il segretario.

L’altro contendente al trono democratico è De Luca che da tempo pensava alla scalata e con gli ultimi risultati da lui ottenuti si sente molto più forte. eri c’è stata la proposta di Zingaretti, come governatore, di rendere sempre obbligatoria la mascherina all’aperto nel Lazio, come del resto hanno già fatto il governatore Giovanni Toti per il centro di Genova, il sindaco di Foggia e lo stesso De Luca in Campania, almeno fino al 4 ottobre. Anche Jole Santelli, governatrice della Calabria, ha emesso un’ordinanza in tal senso. Misure sacrosante. Basti pensare che studi autorevoli indicano che se la mascherina anche all’aperto fosse sempre obbligatoria in tutto il mondo il virus si estinguerebbe.

Come è noto, la destra anarcoide mondiale è contraria a questo divieto, tranne qualche eccezione. Ma il fatto che tale misura regionale sia in qualche modo strumentale lo si può dedurre dal fatto che lo stesso De Luca ha ricevuto un imbarazzante endorsement dal presidente del Napoli calcio, Aurelio De Laurentiis “famoso” per essere positivo e non aver indossato la mascherina in una riunione della Lega calcio e in una conferenza stampa con i giornalisti pur essendo in attesa dell’esito del tampone. Quindi, da un lato abbiamo il De Luca “sceriffo” della mascherina che viene supportato platealmente prima del voto dal De Laurentiis “bandito” della mascherina.

Una evidente contraddizione che viene poi ampliata e magnificata dal fatto che De Luca è favorevole al ritorno degli spettatori negli stadi e a qualcuno viene in mente che magari è per ricambiare il favore. Perché chi è per la mascherina all’aperto sempre non può poi essere favorevole alle riaperture degli stadi al pubblico. E qui anche Bonaccini viene coinvolto, essendo anche lui favorevole a tale misura calcistica. C’è da dire che, in questo senso, Zingaretti è coerente: sì alla mascherina all’aperto no alla riapertura degli stadi.

Se poi volesse fare anche il tris con il permettere ai privati di poter fare il tampone (nel Lazio è incredibilmente vietato a causa di un suo doppio ricorso della Regione al Tar e al Consiglio di Stato), diverrebbe il “Re della coerenza” in un panorama politico che di coerenza ne ha ben poca. Ma come dicevamo, la posta politica che si cela dietro a tutto ciò, è il governo del Partito democratico in cui Zingaretti, uscito rafforzato dal voto alle regionali, deve difendersi dai due insidiosi contendenti.

Se il governatore del Lazio imporrà l’utilizzo anche all’aperto delle mascherine, non solo permetterà di attivare un presidio formidabile alla diffusione del virus, dato che il Lazio e Roma sono purtroppo ai vertici delle statistiche di diffusione nazionale, ma si porrà in sintonia con il governatore campano entrando a piedi pari in quello che fino a poco tempo fa era considerato una sua esclusiva e cioè quella della sicurezza e della prevenzione.