Bonafede ha fermato l’esodo dei boss. Madonia resta in cella. Al 41 bis non c’è rischio contagio. No dell’Antimafia alla scarcerazione

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Stai a vedere che i nuovi decreti del ministro della Giustizia funzionano davvero. Dopo il primo successo che ha permesso di riportare in cella il pericoloso boss palermitano Antonino Sacco, reggente del mandamento di Brancaccio che era finito ai domiciliari in tempi di pandemia, ora altri tre mafiosi saranno tutt’altro che felici delle nuove norme volute da Alfonso Bonafede. Si tratta del boss della commissione di Cosa nostra, Giuseppe Madonia detto “Piddu”, e due rampolli dell’organizzazione con parentele di spessore, il 40enne Francesco Guttadauro il cui zio materno è il superlatitante Matteo Messina Denaro, e il 30enne Leandro Greco il cui nonno era Michele Greco, detto il ‘Papa della Mafia’, a cui la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha espresso parere negativo per le richieste di scarcerazione presentate dai rispettivi avvocati. Del resto secondo i magistrati della Dda “considerato anche che Madonia, Guttadauro e Greco si trovano isolati al 41 bis” non ci sono gli estremi per una loro uscita tanto più che l’emergenza sanitaria è al momento sotto controllo. Ora, tenuto conto del parere dell’Antimafia, la palla passa ai tribunali di sorveglianza a cui compete l’ultima parola.

RITORNO IN CELLA. Insomma sembra proprio che i decreti voluti dal ministro stiano dando i frutti sperati e abbiano messo a nudo una grave falla nell’ordinamento penitenziario sfruttata dai mafiosi in tempi di pandemia. A riprova di ciò c’è l’ulteriore episodio, accaduto sempre ieri, che dimostra come i timori da contagio dei boss non erano nulla più che stratagemmi per farla franca. Tra i nomi di chi è uscito dal carcere, c’è anche Carmine Alvaro detto “u bruzzise”, arrestato nel settembre del 2018 per associazione mafiosa e messo ai domiciliari il 21 aprile scorso. Un timore di contagi svanito appena ha messo piede fuori dal carcere tanto che il 22 aprile è stato trovato dai carabinieri in compagnia di 3 persone non autorizzate ad avere contatti con lui, una delle quali per sottrarsi al controllo, si era nascosto sotto un letto. Inoltre, incontrando quelle persone, il boss ha anche violato le disposizioni varate per contrastare la diffusione del contagio e che gli imponevano di non ricevere né fare visite.

Fatti che si sono ripetuti nei giorni e che, anche grazie alle nuove norme, hanno permesso alla Dda reggina, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, di disporre la custodia cautelare in carcere. Ma il lavoro per riportare in cella i boss ed evitare che altri ne escano è ancora lungo. Proprio in queste ore il nuovo Dap, costituito dagli ex pm Bernardo Petralia e Roberto Tartaglia, ha chiesto la revisione della posizione di Franco Bonura, mafioso palermitano uscito dal 41 bis per via delle patologie di cui soffre e perché ha una pena residua di appena otto mesi, e di Pasquale “Bin Laden” Zagaria che potrebbe tornare in cella il prossimo 22 maggio quando i magistrati riesamineranno il caso sulla base dei nuovi decreti.