Bongiorno avverte i suoi. Ora Salvini sulla Gregoretti rischia grosso. A differenza del caso Diciotti stavolta l’Aula si pronuncerà a favore del processo per sequestro di persona

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Un copione già visto. Sempre uguale. Che noia. Ancora una volta, Matteo Salvini, esattamente come fece per la vicenda della Diciotti, mostra il petto e dice “processatemi”, accompagnato dalle ben note suggestioni del tipo “Il popolo è con me”, “Saremo in sessanta milioni in tribunale”. Salvo poi ripensarci, però. E mandare avanti Giulia Bongiorno. Nonostante i proclami del loro capo – “Non vedo l’ora di andare in tribunale e guardare negli occhi quel giudice e spiegargli che difendere i confini del mio Paese era un mio diritto e un mio dovere e non un crimine” -, su suggerimento del super avvocato Bongiorno, infatti, i sessanta parlamentari leghisti nella seduta decisiva di domani a Palazzo Madama con il quale si deciderà se mandare o meno a processo il Capitano, probabilmente lasceranno l’aula.

Contrordine quindi rispetto a quanto avvenuto in Giunta delle immunità a ridosso del voto in Emilia Romagna, quando i componenti leghisti, su indicazione del segretario federale, hanno votato a favore dell’autorizzazione a procedere per sequestro di persona chiesto dal Tribunale dei ministri di Catania. Mossa azzardata che in verità non ha neanche sortito gli esiti sperati… La strategia di presentarsi in campagna elettorale come martire e vittima dei magistrati politicizzati non ha infatti pagato. Chissà se anche stavolta, come in occasione della vicenda della Diciotti, Salvini scriverà una lettera ai giornali per spiegare la sua retromarcia. Anche perché ora il soccorso pentastellato non ci sarà e a maggior ragione, la Bongiorno, gli ha ricordato ciò che rischia.

L’avvocato ed ex ministro sembra sia riuscita a fargli capire che un voto favorevole dei leghisti in aula equivarrebbe a un’ammissione di responsabilità o quasi. Non il massimo quando dovrà difendersi dalle accuse in tribunale. Perché l’esito del voto di domani è scontato: il 20 marzo scorso la richiesta di processo fu respinta grazie all’apporto decisivo dei senatori del M5S, all’epoca alleato di governo della Lega, ma stavolta i numeri non sono a suo favore. Come non lo saranno, probabilmente per un altro caso legato alla gestione dei migranti quando era al Viminale: il prossimo 27 febbraio il leader del Carroccio dovrà affrontare anche il caso Open Arms – la nave della Ong spagnola che ad agosto scorso rimase in mare per più di due settimane con 134 migranti a bordo – con l’autorizzazione a procedere richiesta dalla procura di Palermo.

L’iter sarà sempre lo stesso, prima il voto in Giunta delle immunità, poi quello in aula. Intanto domani il senatore Salvini sarà presente in Senato alla discussione sul l’autorizzazione a processarlo per la vicenda della nave Gregoretti “Perché – ha dichiarato – è giusto che gli italiani sappiano se difendere i confini è un diritto e un dovere di un ministro o seppure è un crimine”. La sua linea difensiva sarà anche quella di dimostrare il coinvolgimento del governo e del premier nella decisione di tenere per quattro giorni al largo di Augusta i 131 migranti a bordo della nave della Guardia Costiera italiana. Dell’insussistenza del reato di sequestro di persona è pienamente convinta anche la Bongiorno, ma ammette che ciò “Non significa che si tratterà di un processo che si risolverà in breve né è possibile prevederne l’esito”. Inoltre, aggiunge, “I tempi potrebbero essere lunghissimi e c’è il problema di restare bloccati per anni, ostaggi del processo”.