Boom di analisi cliniche, ma tre su dieci sono inutili. Molti esami fatti solo per esorcizzare la paura

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Tutti a fare esami del sangue. Più se ne eseguono più si sta tranquilli. Purtroppo però non tutte le analisi cliniche sono appropriate, anzi, spesso sono inutili. Anche se i medici preferiscono mettersi tranquilli e richiedere un controllo in più per evitare responsabilità.La fotografia che la Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica (Sibioc) ha scattato della situazione sugli esami clinici di laboratorio in Italia non è delle più rosee. Analisi del sangue, delle urine e test genetici aumentano, per alcune categorie, come le malattie cardiovascolari, il diabete e l’insufficienza renale dove la crescita arriva fino al 20%. Un aumento che in molti casi non è guidato da reali necessità cliniche, spiegano dalla Sibioc, e che andrebbe affrontato sia sul piano della riorganizzazione dei laboratori che dell’appropriatezza delle prescrizioni. In media circa il 70% delle decisioni cliniche si basa sui dati di laboratorio.

Le discordanze – Non sempre però i test prescritti son strettamente necessari e appropriati. Questo perché da una parte c’è la crescente attenzione dei medici, soprattutto di base, verso il dato di laboratorio, in tutto il processo assistenziale: dalla prevenzione, alla diagnosi alle terapie. Dall’altra però sono gli stessi pazienti che chiedono più prestazioni, convinti di poter evitare future patologie. Invece, dicono gli esperti, più profili di test vengono effettuati maggiore è la possibilità di risultati discordanti fra loro, il che complica la diagnosi per il medico che non riesce spesso a spiegarsi la discordanza. Si concretizza la cosiddetta “sindrome di Ulisse” del malato che deve fare altri test, ecografie, scintigrafie passando dal medico di famiglia, al laboratorio, eventualmente dall’endocrinologo, al medico nucleare non perché sia veramente malato, ma perché sono stati prescritti test non adeguati.

Quando e come – Gli esami del sangue dicono moltissimo a riguardo della situazione di salute delle persone. è bene quindi che siano il primo step di un programma di prevenzione individuale. Specialmente dopo i 40 anni è di particolare importanza fare un test per sondare i grassi presenti, cioè il colesterolo e i trigliceridi, ma anche per misurare la glicemia, la quantità di glucosio disciolta nel sangue, così come è indispensabile quella che viene chiamata routine di base, che motira i globuli, le piastrine e altri valori. Si anche agli esami tiroidei. Gli esperti ricordano però che le analisi vanno effettuato più o meno ogni due anni, sempre che le ultime te siano risultate nella norma. Sempre dopo gli anta è d’obbligo monitorare le eventuali infezioni a carico di reni e apparato urinario. Anche in questo caso la frequenza è più o meno ogni due anni. Infine ecografie nei limiti della norma con cadenza annuale per fare uno screening generale. Tutti gli altri controlli vanno effettuati solo se ci sono indicazioni particolari.