Borsa in rosso, lavoro introvabile, allarme banche. Il 2016 è stato un altro anno buttato

di Patrick Fazio
Economia

Dice l’Istat che in Italia “si consolidano i segnali positivi” per l’economia e che “l’indicatore anticipatore dell’attività economica registra una ripresa, delineando una prospettiva positiva del ritmo di crescita nei prossimi mesi”. Sarà. Ma intanto anche il 2016 va in archivio e non si può certo dire che il bilancio sia positivo. Economia, lavoro, fiducia delle imprese, crescita: c’è poco da stare sereni. Certo, quest’anno il prodotto interno lordo (Pil) ha fatto segnare un +0,8%, ma all’inizio le previsioni erano altre e ben più rosee (si parlava infatti di una crescita superiore all’1%). Vale la regola del “chi si accontenta gode”, anche se alla luce delle attese si tratta più di un pannicello caldo che di una reale boccata d’aria fresca. E, dati alla mano, nemmeno il 2017 promette chissà quali fuochi d’artificio. Secondo l’Ocse, l’Organizzazione per cooperazione e lo sviluppo economico, infatti, il trend sarà più o meno in linea con quanto è avvenuto quest’anno. La conseguenza di ciò? Scarsi miglioramenti sia per quanto riguarda i consumi sia, soprattutto, per ciò che concerne l’occupazione.  Già. Perché il problema principale, manco a dirlo, resta sempre e comunque quello del lavoro. L’Italia continua ad avere un tasso di occupazione fra i più bassi d’Europa, e a farne le spese sono quasi sempre i giovani.

Senza stabilità – Solo nel terzo trimestre 2016, fra gli Under 35 l’occupazione è scesa sia in confronto ai tre mesi precedenti (-1,1%) che sull’anno (-0,6%). A crescere, per paradosso, sono stati invece gli occupati fra gli Over 50: +4,6% rispetto ai dodici mesi precedenti (+344 mila unità). Non solo. L’altro dato che non può far certo dormire sonni tranquilli, complice la riduzione degli sgravi, è quello che riguarda i contratti. Sempre nel terzo trimestre di quest’anno quelli a termine hanno superato quelli stabili. Tradotto: da luglio a settembre i contratti a tempo indeterminato sono stati “solo” 10mila. A rendere ancora più amara la pillola, però, ci ha pensato il boom dei voucher, su cui il Governo Gentiloni si è detto pronto ad intervenire per reprimerne l’abuso. Da gennaio a settembre ne sono stati venduti 109 milioni e mezzo (il 35% in più del 2015), ma la Cisl ha calcolato come dal 2008 ad oggi l’incremento sia stato addirittura del 27mila per cento. Numeri monstre.

London calling – Altri numeri negativi sono quelli che ha fatto registrare la Borsa. Piazza Affari ha chiuso il 2016 in rosso di quasi dieci punti percentuali: al 23 dicembre, infatti, l’indice Ftse Italia All Share (ex Mibtel) registra un calo del 9,60% mentre per il Ftse Mib il regresso è del 9,68%. A pesare sono stati i numerosi accadimenti di quest’anno, dalla Cina alla Brexit passando per l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti fino al referendum del 4 dicembre e al caso Montepaschi. A proposito di Brexit: il listino londinese sale sul podio delle migliori Borse europee con un rialzo del 14,4% da inizio 2016.