Quando la Boschi faceva la guerra alle Fake news. Maria Elena chiedeva una commissione d’inchiesta. Se fosse insediata dovrebbe occuparsi pure di Italia Viva

fake news Boschi
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Da una parte l’inchiesta Open in cui si parla di un piano – subito abortito – che avrebbe previsto la circolazione ad hoc di fake news per infangare avversari politici e giornalisti; dall’altra l’idea di istituire una commissione d’inchiesta “sulla diffusione seriale e massiva di contenuti illeciti e di informazioni false attraverso la rete internet, le reti sociali telematiche e le altre piattaforme digitali”.

Nulla di strano: da una parte c’è chi fa circolare balle e dall’altra chi fa in modo che non circolino. Il problema è se questi due estremi trovano un’origine piuttosto comune. A chiedere quella commissione già nel 2019 era stata Maria Elena Boschi (nella foto), fedelissima proprio di Matteo Renzi, insieme ad altri deputati proprio di Iv. Certo, sappiamo bene che il piano non è mai stato messo in piedi.

Eppure rimane la curiosa singolarità del caso: chissà, nell’eventualità la Commissione fosse stata già in piedi, se qualcuno avrebbe deciso di convocare Renzi o Marco Carrai visto lo scambio di mail in cui si parla dell’ormai noto piano per gestire i rapporti con i media in vista delle elezioni politiche del 2018.

E chissà se avrebbero chiesto un’audizione gli stessi renziani dato che, si legge nel testo che accompagna la pdl, “il gruppo parlamentare di Italia Viva intende promuovere una discussione in Parlamento su questo tema”. Per fortuna o purtroppo, la proposta, dopo essere stata approvata alla Camera, si è arenata al Senato. Altrimenti, chissà, sarebbe stato imbarazzante chiedere conto al proprio leader.