Boss scarcerati per il Coronavirus, il Dap nel mirino dei Cinque Stelle. I pentastellati della Commissione antimafia vogliono vederci chiaro

di Maria Trozzi
Cronaca

Sugli arresti domiciliari concessi ai boss si sono mobilitati i pentastellati della Commissione parlamentare antimafia, che vogliono far sì che lo stesso organismo presieduto da Nicola Morra (nella foto) lavori per fare piena luce sulle scarcerazioni disposte durante l’emergenza sanitaria Covid19. Dopo il Decreto Cura Italia e prima di Pasqua sono infatti una ventina i mafiosi che, con il timore che il virus causasse una strage nelle carceri, sono tornati a casa. “La disciplina rimette al magistrato di sorveglianza la valutazione sull’esclusione dell’applicazione della detenzione domiciliare”, ha risposto su tale vicenda il ministro dell’interno Luciana Lamorgese all’interrogazione del senatore Alberto Balboni.

Il decreto del 17 marzo ha previsto l’estensione degli arresti domiciliari, sino al 30 giugno, ai condannati “per reati di minore gravità e con meno di 18 mesi di reclusione”, ma con il braccialetto elettronico per chi ha un residuo di pena di oltre 6 mesi. Riflette però sulla misura detentiva del decreto anche la Procura generale di Cassazione in una nota indirizzata ai procuratori generali di Corte d’appello. Ma a pesare appunto è una circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che ha messo fretta ai direttori delle carceri per segnalare i detenuti con particolari patologie e ultra 70enni, senza fare distinzioni. Un “semplice monitoraggio”, si difende ora il Dap.

I pentastellati non ci stanno. “Chiediamo di approfondire il tema delle scarcerazioni – spiegano i componenti a 5 stelle della Commissione Antimafia, che promettono verifiche anche sul Dap. I provvedimenti avrebbero riguardato persone detenute nell’ambito dell’art.4 bis legge 354/1975 e condannate al 41 bis. è fondamentale discutere caso per caso sulle misure adottate e dell’esecuzione penale”. Le scarcerazioni probabili in questa emergenza si potrebbero contare intanto sulla disponibilità di braccialetti elettronici imposti a parte dei detenuti ai domiciliari: 1700 in più rispetto ai 1200 dispositivi garantiti da Fastweb ogni mese. Così rassicura la Lamorgese: “Le cautele per la detenzione disciplinare fugano i dubbi delle possibili ricadute sulla sicurezza dei cittadini”. Balboni non è comunque soddisfatto della risposta e invita a verificare se certi detenuti di grosso calibro, ai domiciliari, siano davvero dotati di braccialetto.