Brevetti vaccini, Draghi: “La liberalizzazione di per sé non assicura la produzione e potrebbe disincentivare la ricerca”

brevetti vaccini
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“La posizione degli Stati Uniti si chiarirà nei prossimi giorni, ma è evidente che parta da una semplice considerazione. Vi è un sostanziale sbilanciamento tra la posizione di alcune grandi case farmaceutiche, che hanno ricevuto imponenti sovvenzioni governative, e quella dei Paesi più poveri al mondo, che o non hanno accesso o non hanno denaro per poter comprare i vaccini. L’indirizzo verso cui si muove questa dichiarazione degli Stati Uniti va condiviso, secondo me”. È quanto ha detto il premier Mario Draghi nel corso del Question Time alla Camera, parlando della questione brevetti dei vaccini anti-Covid.

“C’è ovviamente un rischio che va evitato – ha aggiunto il premier -, e cioè che la sospensione dei brevetti rappresenti un disincentivo alla ricerca e alla produzione di altri vaccini. Come ho detto, una sospensione temporanea, circoscritta, ben definita – mi dicono gli esperti del settore – non dovrebbe costituire un disincentivo. Però, vorrei anche indicare la complessità di questa situazione”.

“La questione rimane più complessa che non la sola liberalizzazione dei brevetti – ha detto ancora Draghi -, perché la liberalizzazione di per sé non assicura la produzione dei vaccini. La produzione di questi vaccini – soprattutto quelli di nuova generazione, su cui noi facciamo massimo assegnamento, quelli basati sulla tecnica mRNA – è complessa perché richiede tecnologia, specializzazione, organizzazione. Non è facilmente replicabile anche disponendo del brevetto”.

“Inoltre – ha proseguito il premier -, la liberalizzazione dei brevetti non garantisce di per sé gli standard qualitativi necessari e dunque la sicurezza dei vaccini. Il controllo sulla sicurezza è una questione importante. Prima di arrivare alla liberalizzazione dei vaccini e’ necessario fare dei passi anche più semplici. Prima di tutto, rimuovere il sostanziale blocco alle esportazioni, che Paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito continuano a mantenere”.

“Bisogna poi aumentare la produzione – ha concluso Draghi -, sia attraverso il trasferimento tecnologico e l’individuazione di nuovi siti – un’operazione già in corso in Italia, ma occorrerebbe cominciare a individuare nuovi siti anche nei Paesi poveri. Cos’altro si può fare? Finanziare quelle iniziative che provvedono all’acquisto dei vaccini, quindi l’iniziativa Covax: l’Italia ha stanziato 86 milioni e nel prossimo decreto Sostegni ci sara’ un aumento significativo del nostro contributo. Tuttavia, tutto questo è ancora insufficiente. Quindi occorre necessariamente accelerare il passo sulle cose che ho appena detto: sblocco delle esportazioni, l’aumento della produzione, l’individuazione di nuovi siti, accanto a una riflessione sulla liberalizzazione dei vaccini”.