Brusca frenata del treno Usa. E i mercati vanno in picchiata. Il Pil a stelle e strisce cresce solo dello 0,2%. A Piazza Affari netta flessione dei titoli bancari

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Giornata decisamente da dimenticare quella di ieri per le Borse europee, che erano partite al rialzo ma poi hanno ripiegato drasticamente, chiudendo sui minimi di giornata. La madre di tutte le preoccupazioni resta la Grecia, dove ancora non è stata raggiunta una quadra per sbloccare i 7,2 miliardi di aiuti internazionali. Ma non ha giovato l’ultimo deludente dato sul Pil Usa, che nei primi tre mesi dell’anno è salito solamente dello 0,2%. Se a questo si aggiunge un certo nervosismo in attesa delle decisioni di politica monetaria del Fomc, ecco spiegata l’ondata di vendite che ha fatto ripiegare i mercati. Milano così ha perso il 2,28%, mentre l’euro è volato sul dollaro fino a quota 1,1146.

LOCOMOTIVA STANCA
La vera sorpresa negativa è però quella degli Stati Uniti. In pratica l’economia a stelle e strisce ha subito un brusco rallentamento, tenendo conto che negli ultimi tre mesi del 2014 era migliorata del 2,2% e nel terzo trimestre addirittura del 5%. Una frenata che non poteva avere ripercussioni anche sul mercato italiano, dove ad andare particolarmente male sono state le azioni delle banche. Qui ha pesato la risaliti dei tassi dei titoli di Stato a cinque e dieci anni piazzati in giornata dal Tesoro per un totale di 6 miliardi. Banca Mps ha lasciato sul parterre il 3,9%, Banco Popolare il 3,68% e Bpm il 3,6%. Sono andate giù anche le big Intesa Sanpaolo (-2,9%) e Unicredit (-2,15%). Tra i gruppi principali, sono scesi sensibilmente due dei titoli guida delle ultime settimane: Fca (-4%) e Mediaset (-3,1%). Eni ha perso l’1,5% nel giorno della trimestrale, molto meno negativa di quanto sarebbe stato possibile visto il calo del prezzo del petrolio. In archivio vanno così conti che vedono una flessione del 46% dell’utile netto adjusted a 650 milioni di euro e con un risultato netto di 700 milioni. La produzione, inoltre, è aumentata del 7,2% rispetto ai primi tre mesi del 2014, attestandosi a 1,697 milioni di barili al giorno.

MEDIOLANUM
È andata male anche Mediolanum (-4,5%), nonostante la società abbia annunciato che l’utile netto del primo trimestre sia volato del 70% a 137,4 milioni su masse amministrate cresciute del 18% a 69,7 miliardi. L’Ad dell’istituto, Massimo Doris, ha rivisto al rialzo le stime per fine anno, mettendo in conto numeri di bilancio in crescita anzichè in linea con il 2014. La società di risparmio gestito ha però risentito dell’andamento del mercato, così come anche Azimut (-3,9%).

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