Buio pesto sul futuro dell’Expo. A 70 giorni dalla chiusura il Governo tace e rischiamo di trovarci con l’ennesima cattedrale nel deserto

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di Sergio Patti 

Come al solito i tedeschi badano al sodo: che ne sarà dell’Expo alla fine dell’evento, cioè tra poco più di due mesi? A chiederlo direttamente al nostro premier non è stata una visitatrice qualunque, ma la stessa cancelliera Angela Merkel. “Siamo arrivati in tempo alla partenza, arriveremo in tempo anche per il futuro”, ha svicolato Renzi lasciando ogni ipotesi aperta. E dire che proprio il destino dell’area farà la differenza sul bilancio finale della Grande esposizione universale, che superata la metà del guado mostra alcune vittorie e altrettante sconfitte.

COSA HA FUNZIONATO

L’evento intanto è partito, e questo non è poco visti tutti gli intoppi trovati sulla sua strada: dalla burocrazia alla guerra per la scelta delle aree sino ai casi di corruzione accertati dalla magistratura. Altro successo indiscusso è il ritorno per il settore alberghiero di Milano. Dopo una partenza stentata, qui gli arrivi stanno superando le migliori previsioni. C’è poi la decisione di aprire l’area la sera: un’altra intuizione di grande impatto, che avrà trasformato l’evento in un grande luna park, ma di sicuro ha attirato tanti di quei visitatori dalla città e dall’interland da diventare un appuntamento di moda. Ma a parte altri aspetti secondari, il vero colpo dell’Expo sta nell’aver centrato un’impresa titanica: far entrare Milano nel pacchetto che conta del turismo italiano. Le grandi associazioni turistiche interpellate da La Notizia non hanno dubbi. I turisti di tutto il mondo che chiedono da sempre solo Roma, Venezia e Firenze hanno iniziato a chiedere della nostra maggiore città industriale. E questo certamente porterà flussi di visitatori anche nei prossimi anni. Nel complesso la manifestazione ha legato dunque un filo con la sua città. Un legame persino rafforzato dalle proteste che avevano amareggiato non poco la vigilia, con il capoluogo lombardo sfregiato da antagonisti e no global fermamente rifiutati dalla collettività.

COSA NON HA FUNZIONATO

Altrettanto lungo è però l’elenco di cosa non ha funzionato. Il primo insuccesso è il fallimento dell’Expo come volano del sistema Italia. Purtroppo la speranza di spostare i visitatori con appositi pacchetti di viaggio da Milano ad altre località come la Sicilia o la Puglia non ha funzionato. Flussi significativi si registrano solo con Venezia. Troppo poco per un investimento che doveva interessare il Paese e non solo Milano. Secondo aspetto critico è la sostenibilità dell’intero evento e il costo finale. Sulle presenze come è noto l’organizzazione è stata vaga e si è inventato di tutto per far apparire più biglietti venduti di quelli che sono stati poi gli ingressi. I ricavi inoltre devono tener conto dei prezzi applicati: solo cinque euro per le affollate aperture notturne. Se dal punto di vista dell’agricoltura – tema centrale dell’esposizione – il bilancio di imagine che può presentare il ministro Martina è molto soddisfacente, dal punto di vista del turismo non mancano le perplessità. Gli stand dei diversi Paesi hanno fatto da cavallo di Troia dei tour operator internazionali per presentare i loro pacchetti vacanze a un vasto pubblico italiano. Ma è sul futuro che aleggiano le incognite maggiori. L’avvertimento più allarmante è quello di Siviglia, dove la Spagna si svenò per l’edizione 1992. Aree rimaste abbandonate con un costo spaventoso per lo Stato. Su questo aspetto Milano è chiamata a una prova non facile. Oggi la bolla immobiliare non valorizza le aree come si apettava l’Ente Fiera, che aveva indetto una prima asta per 366 milioni, scendendo poi (si veda La Notizia del 26 settembre 2014) per la mancanza di acquirenti. Solo l’esito di questa cessione farà capire per intero quanto è costato l’Expo 2015. In attesa c’è però un’altra incognita che terrorizza quegli stessi albergatori che oggi stanno facendo affari d’oro. Molti dei numerosi hotel sorti accanto al Decumano hanno gestioni contrattualizzate fino al 31 ottobre, data di chiusura dell’Expo. Se non si decide in fretta che verrà dopo, questi alberghi in un’area poco accativante della città faranno perdite su perdite. Un’eredità che molti adesso temono.

E PER IL DOPO EVENTO GIA’ SI PENSA A SALA COMMISSARIO BIS

Una proroga per il commissario Sala (nella foto). Il diretto interessato ha già detto di essere disponibile a lanciare il “dopo Expo”, ma limitando l’incarico non oltre Natale. Una risposta che sa di melina, come si fa quando si vuole essere pregati. Nessuno quanto Sala sa che quello che verrà dopo l’evento è forse più insidioso di tutto quello che c’è stato prima. Perciò fuggire a gambe levate è la migliore idea possibile, esattamente però quanto il Governo sa di aver bisogno dell’uomo che conosce meglio di chiunque tutta la macchina della manifestazione. “Con l’anno nuovo mi guarderò intorno e vedrò”, sono per ora le sue parole, assicurando che mon ci sarà un futuro lungo da commissario-bis. Un epilogo sul quale però è meglio non scommettere.