Bullismo, violenze sessuali e riduzione in schiavitù. Presa la “baby gang delle stazioni” a Vigevano. C’è anche un tredicenne

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È stata definita, a giusta ragione vista l’eta e i colpi messi a segno, la “baby gang delle stazioni ferroviarie”: bulli quindicenni che violentavano e picchiavano coetanei. Quattro sono stati arrestati e sei denunciati dopo le indagini condotte dai carabinieri di Vigevano, in provincia di Pavia, e dal Comando provinciale dell’Arma. Secondo quanto è stato ricostruito, la banda di ragazzini avrebbe agito come un vero e proprio branco, prendendo di mira i soggetti ritenuti più deboli e incapaci di difendersi, scegliendoli tra compagni di classe o vicini di casa. Con i quattro arrestati c’era anche un ragazzino tredicenne e dunque legalmente non imputabile. La sua posizione, considerata la pericolosità sociale, è al vaglio per l’ eventuale richiesta di una misura di prevenzione.

In particolare una di queste vittime, uno studente coetaneo dei suoi aggressori, è stata oggetto di una persecuzione prolungata caratterizzata da violenze fisiche e umiliazioni. Vessazioni che venivano riprese con i telefonini per poi ridicolizzare la vittima nei confronti degli altri ragazzi e aumentare il suo stato di prostrazione.

Secondo le indagini, in un caso gli arrestati avevano costretto un loro coetaneo a bere alcolici fino ad ubriacarlo, poi gli avevano messo una catena al collo e l’avevano portato come un cane al guinzaglio in giro per le strade della cittadina in cui risiedono. In un’altra occasione, in cinque contro uno l’avevano afferrato con la forza, denudato, tenuto appeso per le gambe a testa in giù sopra un ponte e costretto a subire atti sessuali. Il tutto ripreso da un telefonino e il filmato era stato diffuso tra gli amici.

I carabinieri di Vigevano li hanno arrestati e condotti all’ istituto penale minorile Beccaria di Milano con accuse che vanno dal concorso in violenza sessuale alla riduzione in schiavitù, dalla pornografia minorile alla violenza privata aggravata mediante lo stato di incapacità procurato alla vittima.

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