Una cabina di regia per il Quirinale. Così Conte ricompatta il M5S. Resta l’idea del nome condiviso col Pd per il Colle. Forti malumori per il voto su Open al Senato

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L’idea di Giuseppe Conte è molto chiara: creare una cabina di regia autorevole e interna al M5S così da ricompattare i pentastellati in vista dell’elezione, cruciale per le sorti del Paese, del presidente della Repubblica. È questa l’idea dell’avvocato del popolo per tentare di ottenere un doppio risultato: da una parte riconquistare almeno parte dell’elettorato perso, dall’altra cementare i gruppi parlamentari.

Una delle critiche che più viene mossa alla gestione di Conte, infatti, è proprio quella di coinvolgere troppo poco i singoli parlamentari. L’idea di una cabina di regia avrebbe anche questa funzione: all’interno, dicono i ben informati, dovrebbero esserci anche i capigruppo di Camera e Senato (e dunque Davide Crippa e Maria Domenica Castellone), i cinque vice di Conte (Paola Taverna, Riccardo Ricciardi, Mario Turco, Alessandra Todde e Michele Gubitosa) e probabilmente anche i ministri in forza al governo (a cominciare ovviamente da Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli). Pezzi da novanta per concordare un nome poi da condividere con Pd e Leu.

PARTITA APERTA. Quale sarà il profilo è ancora tutto da decidere. Al di là di boutade e fantapolitica, infatti, dal Movimento assicurano che sarà solo all’interno della cabina di regia che verranno avanzati dei nomi, nella consapevolezza che bisognerà concepirne uno facilmente condivisibile anche dalle altre forze politiche. Per questa ragione al momento appare improbabile “candidare” Liliana Segre che, sebbene sia profondamente amata (non solo dai pentastellati), sarebbe un nome criticabile per questioni anagrafiche (leggi l’articolo).

Certo è che il M5S sta però lavorando a un nome di donna su cui possa convergere il benestare di tutte le forze progressiste. “Anche perché – mormora qualcuno – bisognerà contrapporlo al candidato di peso del centrodestra che, non è un mistero, sarà Silvio Berlusconi”. Una partita non facile, dunque, per la quale – non è un mistero – Conte avrebbe preferito, vista la situazione delicata all’interno del Movimento, che tutto rimanesse così com’è: Mario Draghi a Palazzo Chigi e Sergio Mattarella al Quirinale. Poiché quest’ultimo ha fatto chiaramente intendere che uno suo “bis” è assolutamente da escludere, la partita resta aperta, con l’ipotesi (tutt’altro che remota) che, se non si dovesse trovare una soluzione alternativa, dal quarto scrutinio in poi si possa convergere proprio sul nome di Draghi.

L’ALTRA GRANA. In ogni caso e al di là del nome che verrà avanzato, per il Movimento cinque stelle sarà un appuntamento fondamentale anche e soprattutto per rilanciarsi e per ritrovare unità d’intenti e di linea politica. Specie dopo la posizione assunta due giorni fa dal Movimento in Giunta sul “caso Open” (leggi l’articolo) che ha provocato non pochi malumori nei gruppi pentastellati. La decisione di astenersi, infatti, non era stata concordata con il vertice né tantomeno con Conte ed è stata spiegata solo a ridosso della votazione.

Quel che si mormora è che per quell’astensione Conte sia rimasto furioso e abbia chiesto immediati chiarimenti. “Ma, al di là di quel che si dice, ogni giustificazione ‘tecnica’ non ha senso: noi siamo politici, non tecnici”, spiega più di qualcuno. Il M5S contiano ripartirà anche da qui e, più precisamente, dal voto in Aula che sarà contrario al parere espresso in Giunta e dunque contro il presunto conflitto d’attribuzione dei pm fiorentini.

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