Calenda pompato da tutti per la vittoria che non c’è

Carlo Calenda esulta, i giornali lo incensano, i liberali lo invocano come alleato del Pd, ma è un eclatante caso di vittoria percepita.

Altro che exploit elettorale. Il boom di Carlo Calenda di cui si legge su molti giornali è una finzione, come dimostrano i risultati dei suoi candidati nei Comuni. Eppure c’è chi pompa l’ex ministro, per blindare Draghi e spingere Letta a mollare i 5 Stelle.

CHIUSURA CAMPAGNA ELETTORALE FABRIZIO FERRANDELLI

Il boom di Carlo Calenda di cui si legge su molti giornali è una finzione

Calenda esulta, i giornali lo incensano, i liberali lo invocano come alleato del Pd e noi intanto assistiamo a un eclatante caso di vittoria percepita. “Abbiamo un’affermazione che va dal 10 al 25% considerando L’Aquila, Palermo, Catanzaro e Parma”, ripete Calenda in tutte le interviste, proiettando il solito polo moderato che in tutte le elezioni aspira ad essere ago della bilancia nell’accezione andreottiana del termine. È proprio così? No, per niente.

Sappiamo bene quanto sia fallace osservare il piano politico nazionale con la lente delle elezioni amministrative ma rivendere una vittoria che non esiste è una bugia che merita di essere smontata. I risultati nazionali per lista (pubblicati da Youtrend) certificano che Azione insieme a +Europa raccoglie nei comuni sopra i 15mila abitanti lo 0,4%.

Il Partito democratico, per capirci, raccoglie il 17,2%, il 2,5% Verdi/Sinistra, il 2,1% il M5S mentre Italia Viva si inchioda sullo 0,1%. Anche valutando le città citate da Calenda vien facile smascherare la bugia: a L’Aquila il candidato appoggiato da Azione (Americo Di Benedetto) ha preso il 23,8% dei voti ma è appoggiato da tre liste. La lista di Calenda è quella che ha collezionato il risultato peggiore delle tre, il 4,8%.

E a Palermo? Il “grande successo” nel capoluogo siciliano è di Fabrizio Ferrandelli, che nonostante i suoi 42 anni è riuscito a passare dal Movimento Umanista, alla Rete di Orlando, poi a Italia dei Valori, al Partito democratico e ora a +Europa. Il simbolo di Azione, il partito di Calenda, a Palermo non s’è visto. Stesso discorso per Parma e Catanzaro dove i candidati “civici” sostenuti da Calenda sono arrivati terzi e il simbolo del partito non c’è da nessuna parte.

Come Calenda abbia fatto a estrapolare quelle percentuali è un mistero, il tipico mistero dei competenti di casa nostra che chiacchierano con i giornali compiacenti incapaci di porre le giuste domande.

La lista Azione/+Europa, dove è stata presentata con il simbolo, ha ottenuto risultati tutt’altro che enormi: L’Aquila 4.80%, Palermo 8.1%, Acri (CS) 3.0%, Acerra (NA) 4.19%, Pozzuoli (NA) 2.22%, Capua (CE) 4.64%, Sabaudia (LT) 4.22%, Alessandria 5.67%, San Donato Milanese (MI) 2.98%, Monza 2.16%, Sant’Elpidio a Mare (FM) 1.39%, Molfetta (BA) 3.44%, San Teramo in Colle (BA) 3.60%, Todi (PG) 4.04%, Mira (VE) 3.07%, La Spezia 0.98%, Gorizia 2.75%, Verona 1.05%, Asti: 1,21%, Piacenza 1.56%, Borgomanero (NO) 5,95% , Pozzallo (RG) 2.41%.

Vedete un trionfo? Il risultato è esattamente in linea con i sondaggi, si conferma che quello di Calenda rimane (meglio certamente del suo collega Matteo Renzi) un partito personalistico. Resta da capire perché alcuni si sgolino per descrivere questi numeri come fondamentali per il Partito democratico. Ma anche in questo caso la risposta è semplice semplice: normalizzare e ottundere, nel segno di Draghi.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 07:06
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