Corruzione, disposti i domiciliari per il deputato regionale di Forza Italia in Sicilia, Michele Mancuso

Domiciliari per Michele Mancuso (FI) e Tricoli: presunte irregolarità su fondi spettacoli nel Nisseno. Accuse e dettagli dell’inchiesta.

Corruzione, disposti i domiciliari per il deputato regionale di Forza Italia in Sicilia, Michele Mancuso

Michele Mancuso, deputato regionale di Forza Italia in Sicilia, è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nell’assegnazione di fondi pubblici destinati a spettacoli in provincia di Caltanissetta. La misura cautelare, eseguita dalla squadra mobile, riguarda anche il “braccio destro” di Mancuso, Lorenzo Tricoli.

Non solo. Il provvedimento dispone una misura interdittiva di dodici mesi per tre rappresentanti dell’associazione sportiva dilettantistica Genteemergente. Tradotto: stop alle attività d’impresa nel settore dell’intrattenimento e dell’organizzazione di feste e cerimonie, e niente incarichi direttivi. Un cartello rosso, senza equivoci.

I soldi, le tranche, la legge regionale: la ricostruzione dell’accusa

Secondo l’accusa, Mancuso avrebbe incassato 12 mila euro, in tre tranche, fino al 5 maggio 2025, per “spingere” l’associazione a ottenere 98 mila euro di fondi pubblici. Quei soldi — qui il dettaglio conta eccome — sarebbero stati stanziati con una legge regionale del 12 agosto 2024 per la realizzazione di spettacoli nel territorio nisseno.

Ma non è tutto: agli altri indagati viene contestata anche un’ipotesi di truffa aggravata, legata a presunte rendicontazioni di costi fittizi per 49 mila euro a danno della Regione siciliana. Domanda secca al lettore: quando i numeri diventano così precisi, quanto pesa l’ombra del sospetto?

Corruzione “riqualificata”: cosa cambia con l’articolo 318

In avvio la Procura aveva ipotizzato la corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Poi il colpo di scena tecnico — di quelli che cambiano la cornice senza cancellare il quadro: il Gip ha riqualificato l’ipotesi nell’articolo 318, quello che riguarda il pubblico ufficiale che riceve denaro o utilità per l’esercizio delle sue funzioni.

Il giudice ha interrogato gli indagati il 22 gennaio. Le dichiarazioni, però, non sono state ritenute sufficienti a scalfire i gravi indizi emersi nelle indagini.

E il passaggio del 3 febbraio aggiunge un’altra sfumatura: il Tribunale del Riesame ha disposto la restituzione delle somme sequestrate, motivando la decisione con l’assenza del pericolo di dispersione del denaro — non con l’assenza di indizi, che anzi vengono ritenuti presenti.