Cambia il digitale terrestre. Bonus per decoder e nuove tv. Tesoro e Sviluppo economico a caccia di fondi. Per ora è previsto un contributo di 50 euro. Lo switch-off ci sarà a fine luglio 2022

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Finite di pagare le rate del televisore di casa? Cerchiamo di avere pazienza perché bisogna già comprarne uno nuovo o in alternativa un decoder di nuova generazione. Di tempo ce n’è fino a luglio del 2022, ma chi vuole portarsi avanti già da dicembre potrà ottenere i contributi per l’acquisto di decoder e Smart TV in grado di supportare la tecnologia DVBT2 (passo avanti rispetto alla DVBT1 attuale). Il decreto per i finanziamenti è allo studio dei Ministeri di Economa e Sviluppo economico, che al momento hanno a disposizione una dotazione del tutto insufficiente, appena 151 milioni di euro stanziati con la legge di bilancio 2019 e che dovrebbero essere aumentati. In base ai finanziamenti già previsti, il voucher ammonta a 50 euro, e c’è da scommettere che non basteranno.

FASE DUE. Quella a cui andiamo incontro è la conclusione della fase di transizione iniziata quasi dieci anni fa con il passaggio dal sistema analogico al digitale terrestre, per lasciare maggiori porzioni di banda alla telefonia, come previsto dalle norme europee, che però in Italia furono accelerate per non lasciare isolata Rete4. L’emittente del Gruppo Mediaset – controllato da Berlusconi, che all’epoca dell’uscita dal sistema analogico era premier – era sotto pressioni delle autorità europee. Così si passo al digitale terrestre a condizioni disastrose per l’emittenza locale, che da li a poco si è generalmente spenta o comunque molto ridimensionata in tutto il Paese. Il colpo di grazie arrivò con la decisione di non assegnare subito i canali sul telecomando, facendo perdere la sintonizzazione storica delle piccole, di fatto il loro patrimonio di ascoltatori.

IN FILA L’80% DI ITALIANI. Adesso si fa un altro passo, a seguito della migrazione di alcune frequenze per far spazio al segnale 5G. La legge in precedenza prevedeva che il passaggio iniziasse in questi giorni, ma se si liberassero adesso le frequenze preassegnate alle Telecomunicazioni nella famosa asta da 6,5 miliardi, quasi 18 milioni di famiglie italiane, pari all’80%, non vedrebbero più la televisione. Pochissimi sono dunque i televisori già pronti al cambio anche se è dal primo gennaio 2017 che le reti di distribuzione dell’elettronica hanno l’obbligo di vendere tv già pronte per il Dbt2 Ready. Per informare meglio i cittadini la sottosegretaria Mirella Liuzzi (M5S) ha invitato gli operatori a predisporre un piano di comunicazione che renda il passaggio più trasparente possibile per i consumatori, mentre nei ministeri è partita la caccia alle risorse per sostenere i nuovi acquisti.

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