La Camera rinvia di un mese la decisione su Ferri. Il Csm può attendere. Il Consiglio superiore della magistratura chiedeva di utilizzare le intercettazioni tra il renziano e Palamara

Cosimo Maria Ferri
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Via libera del Parlamento necessario anche per un provvedimento disciplinare. Il salvagente per gli onorevoli non si ferma ad arresti e processi. Per la prima volta nel corso dell’attuale legislatura, la Camera dovrà decidere se dare l’ok all’utilizzo di una serie di intercettazioni anche per mandare eventualmente avanti il procedimento con cui il Csm potrebbe applicare sanzioni al renziano Cosimo Maria Ferri, magistrato e deputato di Italia Viva, che prese parte insieme al collega Luca Lotti all’incontro con l’ex presidente dell’Anm e ormai ex pm Luca Palamara all’hotel Champagne, dove si discuteva di nomine nei principali uffici giudiziari italiani.

Peccato però che il rinvio è di quelli corposi: nessuna decisione verrà presa nell’immediato e tutto è stato rinviato addirittura di un mese, complice la lunga pausa estiva di cui godranno i nostri onorevoli.

IL CASO. Il Csm, dunque, dovrà aspettare. La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, a distanza di due anni dall’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del parlamentare, ha chiesto alla Camera l’autorizzazione a poter utilizzare le intercettazioni che coinvolgono Ferri.

Il Csm vuole in particolare comprendere la natura e l’oggetto dell’incontro del 9 maggio 2019 appunto tra Ferri, gli ex membri del Csm, Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Luigi Spina, Luca Palamara e Luca Lotti.

Leggi anche: Il Csm processa il renziano Ferri. Ma l’immunità ferma il disciplinare. Il magistrato-deputato era agli incontri con Palamara. Per usare le intercettazioni serve però l’ok della Camera.