Il Csm processa il renziano Ferri. Ma l’immunità ferma il disciplinare. Il magistrato-deputato era agli incontri con Palamara. Per usare le intercettazioni serve però l’ok della Camera

COSIMO MARIA FERRI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Via libera del Parlamento necessario anche per un provvedimento disciplinare. Il salvagente per gli onorevoli non si ferma ad arresti e processi. Per la prima volta nel corso dell’attuale legislatura, la Camera dovrà decidere se dare l’ok all’utilizzo di una serie di intercettazioni anche per mandare eventualmente avanti il procedimento con cui il Csm potrebbe applicare sanzioni al renziano Cosimo Maria Ferri, magistrato e deputato di Italia Viva, che prese parte insieme al collega Luca Lotti all’incontro con l’ex presidente dell’Anm e ormai ex pm Luca Palamara all’hotel Champagne (leggi l’articolo), dove si discuteva di nomine nei principali uffici giudiziari italiani.

IL CASO. La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, a distanza di due anni dall’apertura di un procedimento disciplinare nei confronti del parlamentare (leggi l’articolo), ha chiesto alla Camera l’autorizzazione a poter utilizzare le intercettazioni che coinvolgono Ferri. Una richiesta fatta dal prof. Filippo Donati, dall’avvocato Stefano Cavanna, componenti del Csm scelti dal Parlamento, e dai membri togati Carmelo Celentano, Alessandra Dal Moro, Michele Ciambellini e Nino Di Matteo.

Nel mirino l’incontro del 9 maggio 2019 appunto tra Ferri, gli ex membri del Csm, Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Luigi Spina, Luca Palamara e Luca Lotti. Ferri, davanti al Consiglio superiore della magistratura, ha sostenuto che, essendo un parlamentare, le conversazioni intercettate sono coperte da immunità e che comunque, avendo natura “indiretta”, non possono essere utilizzate nei suoi confronti perché effettuate in assenza di autorizzazione parlamentare.

Una battaglia del resto che l’esponente di Iv ha portato fino alla Corte Costituzionale, dove lo scorso anno c’è però stata per lui una doccia fredda. La Consulta ha infatti dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Per il Csm non è condivisibile la tesi del renziano secondo cui le opinioni espresse nella riunione di due anni fa sono coperte dall’immunità, ma nel dubbio ha chiesto alla Camera l’ok per utilizzare le intercettazioni.

LE CARTE. Cercando di difendersi dal procedimento disciplinare, sbandierando anche alcuni pronunciamenti della Corte europea per i diritti dell’uomo, Ferri ha sostenuto anche che gli inquirenti hanno registrato, trascritto e utilizzato per mesi le sue intercettazioni, nonostante fosse stato individuato dalla Guardia di finanza come il “Cosimo” interlocutore abituale di Palamara fin dal marzo 2019.

Ha sottolineato che alcuni suoi incontri con l’ex ras delle nomine precedenti il 9 maggio di due anni fa sono stati monitorati e fotografati con servizi di osservazione e pedinamento, battendo su una richiesta di autorizzare la proroga delle intercettazioni nei confronti di Palamara, nella quale si riportano numerose conversazioni cui ha preso parte il parlamentare e si rileva che “nell’attuale periodo di monitoraggio le attività di ascolto consentivano di rilevare come tra il Palamara ed il Ferri intercorresse un rapporto non limitato alla mera appartenenza ad associazioni di magistrati, bensì ad altri contesti connotati da elementi di opacità”. Un’altra accusa all’apparenza, ma per il deputato utile comunque a cercare di far alzare lo scudo parlamentare. Le eccezioni del deputato sul trojan sono state respinte ma sul resto deciderà la Camera.