Camorra nel Lazio, sequestrata pure la villa di De Gasperi. Sigilli a un tesoro da 150 milioni

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Carola Olmi

Nuovo colpo ai clan mafiosi e al loro gigantesco patrimonio. Non sono passati due giorni dalle accuse di invasione mafiosa lanciate dal presidente del municipio su cui cade il centro di Roma che la Direzione investigativa antimafia mette a segno un nuovo sequestro milionario. Società, conti correnti, beni immobili di pregio, tra cui la villa di mille metri quadri a Castel Gandolfo che fu residenza di De Gasperi: vale più di 150 milioni il tesoro sequestrato a Gennaro Boanelli, imprenditore campano già proprietario del marchio “Jenny Fur”, indagato dalla Dia per i suoi rapporti con la malavita campana.

Re dei casinò
Finisce così sotto sequestro il “Montecarlo Bingo” di Casoria, un gigantesco casinò con sale roulettes e decine di slot machine. Non c’entrano niente, invece, i noti grandi magazzini Mas di Roma, di cui in un primo momento ieri sembrava esserci qualche rapporto con Boanelli. Una voce che aveva fatto subito rimbalzare l’accusa della presidente del I Municipio di Roma, Sabrina Alfonsi, secondo cui quasi il 70 per cento dei bar e ristoranti nel centro storico di Roma sono in mano alla criminalità organizzata. Un’accusa gravissima, per quanto confermata da molti sequestri di beni proprio nell’area presa in considerazione.

L’ira dei commercianti
Dal mondo del commercio alla politica, l’allarme della Alfonsi ha scatenato un vespaio. “Si rischia di generalizzare una situazione che andrebbe invece analizzata in modo più dettagliato e comprovato», ha replicato il presidente della Fipe-Confcommercio Roma, Nazzareno Sacchi. Resta il fatto che sono decine ormai i beni finiti nel mirino dell’Antimafia: dallo storico Caffè de Paris nella centrale via Veneto (teatro delle notti delle dolce vita), al bar Chigi (di fronte la Presidenza del Consiglio), da un immobile da mille e una notte in piazza Fontana di Trevi a noti ristoranti ritenuti nella disponibilità di presunti affiliati al clan di usurai Casamonica o alla banda della Magliana. Se non c’è la mafia, cosa c’è dietro?