La campagna vaccinale va a rilento. Colpa dei flop delle Regioni. Castellone (M5S): “La sanità torni in mano allo Stato. Fondamentale l’assistenza domiciliare ai malati Covid”

campagna vaccinale Castellone
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Che la campagna vaccinale non stia decollando come probabilmente qualcuno si sarebbe aspettato è sotto gli occhi di tutti. Ma il punto è capire quando i rallentamenti sono cominciati. Perché, come spiega la senatrice la senatrice capogruppo M5S in commissione Sanità, Maria Domenica Castellone, “quando è iniziata la campagna vaccinale solo per operatori sanitari e ospiti Rsa eravamo ai vertici europei per numero di somministrazioni. L’organizzazione era in capo allo Stato. Quando è partita la vaccinazione di massa con le Regioni sono iniziati i problemi”.

Che tipo di problemi?
Abbiamo assistito a tanti disservizi, strutturali ed organizzativi, limiti della regionalizzazione della sanità. Ma confido che con l’arrivo di più dosi di vaccino, come annunciato dal commissario Figliuolo, le Regioni riescano a colmare le lacune. La Lombardia, ad esempio, ha accettato il fallimento del sistema regionale di prenotazione ed ha scelto di aderire alla piattaforma fornita da Poste Italiane.

Il cambio di guardia sia tra Conte e Draghi sia tra Arcuri e Figliuolo aveva anche e soprattutto l’obiettivo di imprimere una svolta nella campagna vaccinale. Una svolta però che non pare ci sia stata…
Il problema non era Arcuri così come oggi non è Figliuolo. I vaccini vengono distribuiti ma poi devono essere somministrati. Tutte le Regioni soffrono per esempio di carenza di personale a causa del blocco delle assunzioni in sanità che era in vigore fino al Decreto Calabria. Adesso permettendo a più categorie di operatori sanitari di somministrare i vaccini mi auguro si possa procedere in modo più spedito.

Resta aperto il capitolo Astrazeneca. L’impressione è che i singoli Paesi vadano a briglie sciolte e che c’è ampia sfiducia nell’opinione pubblica. Come si risolve la situazione?
Seguendo le indicazioni degli enti preposti. In questo caso l’agenzia europea per i medicinali (EMA) e l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Senza dimenticare che c’è una farmacovigilanza attiva ed è grazie a questo che c’è un controllo così capillare. Oggi l’adesione dei cittadini alla campagna vaccinale è molto alta. È fondamentale non incrinare il rapporto di fiducia che i cittadini hanno con le istituzioni. Bisogna dare informazioni chiare e trasparenti per non perdere quanto di buono fatto finora. Io auspico che si arrivi quanto prima ad una posizione unitaria europea e chiaramente anche nazionale. Non è accettabile infatti che alcuni governatori hanno ad esempio provato ad aggirare le autorizzazioni Ema accordandosi con case produttrici di vaccini ancora non autorizzati. Chiaramente così non si va da nessuna parte. Serve armonia, se ognuno va per conto suo non arriveremo all’obiettivo.

La pandemia ha mostrato i limiti dell’assistenza territoriale soprattutto in alcune zone d’Italia. Lei ha promosso una mozione per definire protocolli per la presa in carico domiciliare dei pazienti Covid. Perché crede sia necessario?
La presa in carico a domicilio è fondamentale per intervenire in modo tempestivo e prevenire le complicanze legate al Covid-19. In quest’ultimo anno abbiamo capito come questa malattia possa avere conseguenze gravi ed imprevedibili ed è cruciale intervenire ai primi sintomi. Anche grazie alla nostra azione parlamentare oggi in Italia si utilizzano gli anticorpi monoclonali che sono una potente arma per evitare l’aggravarsi della malattia e scongiurare del 70% i decessi. Molti sono i protocolli ad oggi in fase di studio clinico per definire la migliore terapia da somministrare nei pazienti sintomatici già a domicilio. Nel testo discusso oggi in Aula chiediamo al ministero di aggiornare i protocolli e le linee guida per la presa in carico domiciliare; di fornire a tutti gli specialisti del territorio strumenti di telemedicina per il monitoraggio dei pazienti a domicilio; di istituire un tavolo di monitoraggio ministeriale che armonizzi i protocolli in uso nelle regioni.

Sia sull’assistenza sanitaria sia sulla stessa campagna vaccinale, ancora una volta stiamo assistendo a regioni che si muovono in ordine sparso. Crede che, terminata questa pandemia, si dovrà ragionare su una riforma del Titolo V della Costituzione?
Ne sono fermamente convinta. È una battaglia storica del MoVimento 5 Stelle. In Senato abbiamo un disegno di legge di Paola Taverna. Quando questa emergenza sarà finita dovremo aprire una seria riflessione sul Servizio sanitario e mettere un punto a quei divari tra Regioni che non garantiscono a tutti i cittadini di poter fruire dello stesso diritto fondamentale, quello sancito dall’articolo 32 della Costituzione, il diritto alla salute.