Campi Rom, c’è troppa esasperazione. Periferie polveriere. Tanti vogliono le ruspe. Nelle borgate si rivedono le ronde. I cittadini pronti a fare i giustizieri

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Gli italiani sono brava gente. La massima si ispira a un film degli anni Sessanta che spiega perfettamente il nostro animo buono. Non siamo razzisti. Abbiamo sempre accolto l’immigrato, aiutato il bisognoso. A casa nostra. A casa loro. Ai semafori. Le raccolte di fondi (anche televisive) ci vedono sempre in prima linea. La nostra cultura ed educazione cristiana ci ha sempre insegnato a dividere il pezzo di pane con il vicino. Certo, non si può generalizzare, qualche cattivo c’è anche tra di noi, tuttavia una cosa è sicura: il buonismo è ben radicato nel nostro dna. Ma l’esasperazione è capace di far saltare gli equilibri. A Roma come in altre città e regioni. Stracolme di quei profughi che l’Europa non vuole e che ci lascia come fossimo condannati a pagare una pena, quando la nostra unica colpa è la posizione geografica.

ESASPERAZIONE
Il folle investimento accaduto nel quartiere di Boccea a Roma è stata la fatidica goccia. Le borgate romane sono diventate una polveriera. Mai come in questo periodo hanno raggiunto e superato il livello di guardia. Perché la crisi ha acuito le differenze. Il lavoro non c’è. I soldi nemmeno. La casa costa sacrifici. Degrado e sporcizia ci circondano. Iscrivere all’asilo un figlio diventa un’impresa perché in graduatoria nelle posizioni davanti si trovano nomadi e immigrati. Noi siamo tartassati dalle imposte, loro neanche le pagano. I profughi ricevono dallo Stato vitto, alloggio e pure la paghetta. A noi non danno più neanche i buoni libri. I nomadi vivono di espedienti. Per loro l’elemosina è un lavoro. Pure se non producono nulla. Molti di loro, soprattutto i minorenni, rubano. Sono ladri e borseggiatori. Hanno generalità false. Forse neanche loro sanno come si chiamano. Sta di fatto che quando vengono presi tornano subito in libertà. E tornano a scippare portafogli. Anche qui è sbagliato generalizzare, tuttavia la percentuale dei delinquenti è alta. Comunque sono troppi. La loro é un’invasione. E gli italiani sono particolarmente nervosi quando si vedono toccare il proprio orticello. Sono capaci di fare le ronde. Di fomentare le rivoluzioni. I libri di storia ce lo ricordano.

LA CEI
La Chiesa fa bene a stemperare gli animi. A dire che è da condannare il clima di odio. Ma non può far finta di non comprendere i disagi dei romani, tanto più se disabili o donne, che subiscono furti, soprusi e violenze dal rom o dall’immigrato ubriaco. L’odio è una conseguenza dell’esasperazione ai massimi livelli. Salvini spesso esagera nei toni. Ma non sbaglia quando dice che i rom, così come le altre etnie, se vogliono vivere in una città devono rispettare le regole e integrarsi. Affittare o comprare una casa, mandare i figli a scuola, lavorare. E non continuare a vivere di espedienti, borseggi ed elemosine. Con la certezza della pena nel caso vengano ritenuti colpevoli di reati e quindi condannati. Avere un documento ed essere identificati non significa subire una persecuzione. Fa parte delle regole. Ci sono tanti immigrati che le rispettano da generazioni. Chi invece non le rispetta deve essere espulso dalla comunità. È così in Inghilterra, Germania, Francia, Svizzera. Per non parlare degli Usa dove vieni espulso se sei straniero e non hai un lavoro. Ma perché non copiamo le leggi vigenti all’estero?