Guerra del Campidoglio alla Raggi. A costo di danneggiare i romani. L’ultimo Consiglio capitolino non vota sulle emergenze. I partiti si fanno i loro calcoli in vista delle elezioni

VIRGINIA RAGGI
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Debiti fuori bilancio, razionalizzazione delle partecipate e altre misure largamente attese dai romani. Dovevano essere questi i punti da trattare nell’ultima Assemblea capitolina dell’era Raggi tanto che i grillini ne chiedevano la calendarizzazione salvo essere neutralizzati dalle opposizioni che hanno fatto quadrato bocciando l’istanza per occuparsi di tutt’altro, ossia dei poteri speciali della Capitale.

Così quella che dalla Lega al Pd viene spacciata come una debacle grillina, si è trasformata nella più stucchevole delle passerelle politiche da parte di quanti preferiscono pensare alla campagna elettorale, cercando di indebolire la sindaca, anche al costo di fare un danno ai romani che vedono arenarsi provvedimenti tanto attesi. Che le cose stiano così è evidente già dal fatto che parlare dei poteri speciali, dopo diverse sedute già impiegate sul tema e quando tale misura è ancora lontana dall’essere approvata dal governo, non sembra affatto una priorità per i cittadini che dalla politica si aspettano decisioni.

Lo sa bene Virginia Raggi che sconsolata ha assistito al dibattito per poi affondare il colpo con un duro intervento: “Devo essere onesta: ho ascoltato il dibattito per capire se ci fossero ulteriori mozioni e proposte. Invece è stato un inutile duplicazione di un dibattito che abbiamo già ascoltato nelle sedute precedenti”. La prima cittadina che sul tema dei poteri speciali per la città eterna, sulla scorta di quanto accade nelle altre capitali europee, è da sempre in prima fila, ribadisce che “pur riconoscendo l’importanza del tema, mi è sembrato nulla più che un vessillo elettorale” in quanto “c’erano delibere più utili alla città. Si è persa un’occasione”.

CLAMOROSO AUTOGOL. Comunque la si veda, con questo ultimo atto si chiude – almeno temporaneamente – un’era. Tra un mese e mezzo si vota per eleggere il nuovo sindaco e così l’Assemblea viene sciolta. Proprio per questo mandare a monte l’ultima occasione per fare qualcosa di utile per i romani appare una scelta difficile da far digerire agli elettori. Ma poco importa. La seduta straordinaria di ieri era stata convocata dal presidente dell’Assemblea, Marcello De Vito, passato da M5S a Forza Italia, per “ulteriormente sollecitare e mettere insieme le forze politiche ribadendo l’impegno sul tema della riforma dei poteri e delle risorse di Roma tali da portarla al rango di capitale mondiale che merita”.

Una battaglia che secondo De Vito vede in prima linea Forza Italia. Peccato che il forzista si sia dimenticato di dire che a proporre il tema durante il governo gialloverde era stata proprio la sindaca Raggi. Non solo. Proprio l’alleato del partito del Cavaliere, ossia la Lega di Matteo Salvini è stata quella che già in quell’occasione si è messa di traverso. Quel che è certo è che capita l’antifona, i consiglieri grillini, non rispondendo all’appello, hanno tentato di sottrarre il numero legale che però è stato comunque garantito dando luogo alla surreale – quanto inconcludente – discussione.

A spiegare quanto accaduto è il consigliere 5S, Paolo Ferrara: “Ho assistito al teatro dell’assurdo. Uno spettacolo costato caro ai romani e che noi ritenevamo inutile a fine consiliatura perché i consiglieri costano soldi veri e tutto il lavoro su questo tema è stato già fatto”. “Una vergognosa e inutile vetrina elettorale paragonabile a quella delle peggiori democrazie del pianeta. La vergogna poi si unisce alla vigliaccata” di martedì “quando, in modo irresponsabile, gli stessi si sono compattati per votare contro l’ordine dei lavori dell’Assemblea capitolina” conclude Ferrara.

Dall’archivio: Roma approva l’ultimo assestamento di bilancio. Raggi: “Stanziamo oltre 420 milioni di euro per mettere in sicurezza i conti e per il rilancio della città”.