Campo largo, Conte non molla e rilancia: “Sull’Ucraina dico le stesse cose da 4 anni”. Una risoluzione congiunta M5S-Pd-Avs sul riarmo stana i riformisti dem

Conte: “Sull’Ucraina dico le stesse cose da 4 anni". Risoluzione congiunta sul riarmo stana i riformisti Pd che la bocciano

Campo largo, Conte non molla e rilancia: “Sull’Ucraina dico le stesse cose da 4 anni”. Una risoluzione congiunta M5S-Pd-Avs sul riarmo stana i riformisti dem

Non ci vuole un politologo per capire che il bersaglio grosso di un certo sottobosco politico, che va dalla variegata galassia del centro (in tutte le sue declinazioni) agli ever green del Deep State fino ad un pezzo del Pd, è tornato ad essere il Movimento 5 Stelle e, soprattutto, il suo leader Giuseppe Conte.

La chiamata alle armi è scattata in realtà quando, nel giorno della débâcle referendaria del Centrodestra sulla giustizia, l’ex premier ha lanciato per la prima volta la sfida delle primarie (e del programma) dell’area progressista per non disperdere il patrimonio di quel voto popolare che, in nome della difesa della Costituzione, ha inferto al governo Meloni la prima vera spallata della legislatura.

Fuoco amico contro Conte

E non è un caso che il fuoco amico contro Conte sia tornato a scatenarsi, domenica scorsa, quando il leader M5S, ha rilanciato sulle primarie per risolvere una volta per tutte le ambiguità, specie in politica estera, che rischiano di travolgere l’intera coalizione.

Ma l’ex premier non molla e ieri è tornato sulla questione che tanto scompiglio ha gettato nel campo largo, sempre più simile ad un campo minato. “Sull’Ucraina in questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il M5S diciamo da 4 anni, la nostra posizione è sempre la stessa. Ma rispetto le posizioni del Partito democratico”, ha detto Conte.

Che sul rapporto con la segretaria dem Elly Schlein ha assicurato: “Nessun problema personale. Oggi (ieri, ndr) ci siamo visti a pranzo, lo avevamo concordato già la settimana scorsa. La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco”. E deve essere stato un pranzo proficuo se in serata il dessert è arrivato sotto forma di un testo condiviso per impegnare il governo ad escludere “che le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa militare”.

Risoluzione congiunta

Una risoluzione congiunta Pd-M5S-Avs sullo scostamento di Bilancio annunciato nei giorni scorsi dall’esecutivo che verrà messa oggi ai voti dopo le comunicazioni al Parlamento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Il cuore del provvedimento è sintetizzato nelle premesse: i tre partiti di opposizioni reputano “necessario riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello stato, nonché attivarsi per superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali privo di coordinamento puntando alla costruzione di una vera difesa comune”.

Una prova di unità e, al tempo stesso, uno schiaffo all’area riformista del Pd che nei giorni scorsi si era spinta a definire il leader M5S “il Vannacci del campo largo” (copyright Filippo Sensi). Ma che non basta a chiudere la questione. Perché, a stretto giro, la corrente di minoranza dem boccia come “non condivisibile” il testo congiunto del campo progressista.

“I parlamentari Pd apprendono dalle agenzie di stampa il testo della risoluzione del nostro partito assieme a Avs e M5S – fanno filtrare fonti dell’area riformista -. Non sappiamo se sia questo il testo definitivo. Vedremo se la notte porterà consiglio perché quello che si legge non è un testo condivisibile”.

Primo obiettivo raggiunto per Conte

Insomma, un primo risultato il pressing di Conte lo ha ottenuto. Far esplodere le ambiguità interne di un Pd che, come ricordavamo ieri su La Notizia, dall’Ucraina al riarmo, ha votato in più di un’occasione in piena sintonia con le destre. Spinto dall’ala degli ex renziani (i cosiddetti riformisti), che vedono nella potenziale scalata del leader M5S alla premiership e il suo possibile ritorno a Palazzo Chigi una sorta di minaccia esistenziale.

Si tratta d’altra parte di quel pezzo di Partito democratico che, in era renziana, con il Jobs Act e l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, si intestò la metamorfosi della sinistra da area di riferimento dei ceti popolari a centro di ascolto dei poteri forti del Paese.

È bastata una risoluzione sostenuta dall’intera coalizione per stanare chi considera il riarmo irrinunciabile malgrado la difficile situazione economica del Paese. Un primo risultato Conte lo ha già ottenuto. Spingere Schlein a prendere una posizione chiara nonostante i distinguo all’interno del suo stesso partito.