Candidata con il pancione. Meloni è pronta alla sfida. Ma Berlusconi la invita a riflettere sulla fatica che l’aspetta

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Di corsa con il pancione. Per dimostrare che si può fare campagna elettorale anche in gravidanza. E poi magari smentire Forza Italia, facendo sindaco e mamma (avversari permettendo). Giorgia Meloni ha comunque sciolto la riserva: correrà per il Campidoglio. Alla ricerca dell’impresa impossibile: la vittoria. Con un Centrodestra frantumato, infatti, la missione si complica notevolmente, spalancando la strada a un possibile ballottaggio tra il candidato del Partito democratico, Roberto Giachetti, e il Movimento 5 Stelle che ha puntato su Virginia Raggi.

QUATTRO DESTRE – Ma la leader di Fratelli d’Italia non può far finta di nulla: la rottura con Guido Bertolaso è maturata con la gaffe dell’ex capo della Protezione civile. E il via libera dell’ufficio di presidenza di Fratelli d’Italia-Alleanza, alla candidatura di Giorgia Meloni a Sindaco di Roma, segna il passaggio ufficiale. Quindi sarà in campo, nonostante in corsa ci siano già l’ex presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, e l’imprenditore, Alfio Marchini. Tutti parlano a un elettorato di centrodestra. Ma il numero uno della Lega, Matteo Salvini è irremovibile: “Bertolaso non sarà mai il nostro candidato”. La sua linea sembra quindi orientata al lepenismo in salsa italiana: “Se la Meloni si candida, sono contento e farò una campagna elettorale quartiere per quartiere. Ma il discorso su Bertolaso per noi è chiuso”. Forza Italia ha giocato l’ultima carta per evitare la candidatura della Meloni. Silvio Berlusconi ha difeso il ragionamento di Bertolaso: “Fare il sindaco di Roma vuol dire stare fuori 14 ore al giorno e io non credo proprio che possa essere una scelta giusta”. E l’ex presidente del Consiglio ha ricordato: “Le donne hanno cinque mesi di lavoro non obbligatorio”. Ma anche tra gli i forzisti, una big del partito come l’ex ministra dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ha preso in parte le distanze dall’invito a farsi da parte per motivi personali come la gravidanza: “La maternità è una cosa bellissima. E non si rinuncia a un figlio per il lavoro o la politica. Certo, io faccio i conti ogni giorno con i sensi di colpa perché devo fare i salti mortali per vedere mia figlia. Al ministero non c’era un asilo né niente, ma ho allestito un angolo dell’ufficio ed Emma stava con me”. Per quanto riguarda il futuro del Centrodestra, Berlusconi ha optato per la prudenza: “Dovremmo fare una riflessione sui rapporti tra Forza Italia e la Lega, che sono sempre stati ottimi. E lo dimostrano le Regioni dove governiamo insieme ed io penso che possano continuare”.

AMICI DI GIORGIA – Il sostegno alla candidatura di Giorgia Meloni è stato trasversale. Sul caso si è espresso anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. “Assolutamente si può essere mamma e sindaco. Ma spero che vinca Giachetti”. Dal governo, dopo il tweet di lunedì della ministra Maria Elena Boschi, è arrivato anche l’intervento di Marianna Madia: “La cosa insopportabile è che tutti ti dicono cosa devi fare. Ogni donna è in grado di discernere. Aiutiamoci a essere più libere”. E, come atteso, anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha fatto sentire la propria voce: “Un figlio per una donna può dare una marcia in più. Lo dico anche per esperienza personale. Ricordo che quando ero portavoce dell’alto commissariato per i Rifugiati, dopo la nascita di mia figlia scoprii di essere più capace di gestire situazioni che riguardavano mamme e bambini nei paesi in guerra”. E il discorso, secondo la numero uno di Montecitorio, vale anche per Giorgia Meloni che “potrebbe avere più attenzione nell’amministrazione di una città come Roma dove i servizi scarseggiano e non è a misura di donna, di madre che lavora”.