Il capitano della Marina che vendeva segreti alla Russia tace davanti al Gip. Era intercettato e pedinato da mesi dai nostri 007

Walter Biot
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Doveva difendere l’Italia dalle minacce straniere e invece per pochi spiccioli era pronto a vendere informazioni top secret alla Russia. Potrebbe sembrare la trama di una spy story di Hollywood e, invece, è la vicenda portata alla luce dalla Procura di Roma che ieri ha arrestato Walter Biot (nella foto), capitano di fregata della Marina militare italiana, proprio mentre stava scambiando documenti con un agente del Cremlino.

L’ufficiale infedele è così finito in carcere con l’accusa di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione. Destino ben diverso da quello toccato all’ufficiale delle Forze Armate russe che essendo protetto dalle guarentigie diplomatiche è in consegna all’ambasciata. Una vicenda dai risvolti indecifrabili ma che ha già prodotto diverse conseguenze con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha convocato l’ambasciatore della Federazione Russa, Sergey Razov. Non solo.

Il titolare della Farnesina che in Senato ha parlato di “un atto ostile di estrema gravità”, ha anche annunciato l’espulsione di due funzionari russi. Una reazione legittima a cui ha fatto seguito la surreale risposta del Cremlino che ha fatto sapere di essere “dispiaciuto per l’espulsione da Roma di due dipendenti dell’ambasciata russa” e “faremo un ulteriore annuncio” sulla possibile reazione alla misura ritenuta eccessiva.

Può sembrare incredibile eppure l’operazione portata a termine dagli uomini guidati dal procuratore Michele Prestipino, non ha precedenti né in Italia né in Europa. Mai prima d’ora un ufficiale di Mosca in servizio presso un’ambasciata occidentale è stato bloccato in flagranza di reato. Anzi nei casi emersi tra Germania, Francia e Gran Bretagna, incluso il tentativo di avvelenamento dell’agente disertore Sergej Skipral del 2018, le indagini sono sempre state caratterizzate dall’assenza di prove dirette e dalla mancanza della classica “pistola fumante”.

L’esatto opposto di quanto accaduto ieri quando l’agente del Cremlino e l’italiano Biot si sono incontrati in un parcheggio e sono stati fermati dagli uomini del Ros proprio mentre si passavano di mano una penna Usb, contenente documenti sui sistemi di telecomunicazioni e sui programmi della Nato, e una mazzetta da 5 mila euro. Ma guai a pensare che il blitz sia stato casuale.

Sull’auto dell’italiano da tempo erano state piazzate le microspie e sia lui che l’agente russo erano pedinati da mesi tanto che gli inquirenti hanno scoperto che il copione dello scambio era collaudato da tempo. Sostanzialmente il funzionario russo scendeva alla fermate della metro dell’Eur e da lì, con l’autobus, si recava a Spinaceto nella periferia della Capitale. Qui si accertava che sul posto non ci fossero agenti dei servizi segreti italiani e dava il via libera a Biot il quale arrivava e, rapidamente, portava a termine lo scambio.

“Sono frastornato e disorientato ma pronto a chiarire la mia posizione” ha detto Biat, questa mattina, comparendo davanti al gip per l’interrogatorio di convalida e garanzia. Il militare ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il suo difensore ha chiesto al giudice gli arresti domiciliari. La Procura ha ribadito la misura del carcere. Il giudice si è riservato di decidere.

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