Carabiniere ucciso a Roma. E’ giallo sull’arma del collega. I pm sentono i 4 militari intervenuti a Trastevere. Si punta a ricostruire le ultime ore prima del delitto

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Quando sembra ormai tutto risolto, ecco che la vicenda dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega si complica. Un loop fatto di dichiarazioni, ipotesi e teorie, che tengono alta l’attenzione sul caso. L’ultima di queste suggestioni è arrivata dall’agenzia stampa Nova che ieri, verso l’ora di pranzo, ha affermato che la notte tra il 26 e il 27 luglio scorso, quando il vicebrigadiere Rega veniva accoltellato per ben 11 volte, anche il collega Andrea Varriale sarebbe stato disarmato. Una notizia che ha subito fatto il giro del mondo, tanto che a piazzale Clodio si sono catapultati anche i cronisti americani che seguono il caso, che ha indignato l’Arma. Proprio dagli uffici dei carabinieri c’è stata la secca smentita: “come affermato in conferenza stampa quattro giorni fa, ribadiamo che Varriale il giorno della morte di Rega aveva con sé la pistola di ordinanza”.

INDAGINI ANCORA APERTE. Che l’inchiesta sia tutt’altro che finita lo si evince dal continuo via vai di uomini in Procura. Non è stata da meno la giornata, a dir poco convulsa, vissuta ieri a piazzale Clodio dove, per far luce sull’omicidio del 35enne vicebrigadiere dei carabinieri, assassinato da due diciannovenni americani, sono state sentite diverse persone. Così negli uffici del procuratore facente funzioni Michele Prestipino e del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia sono prima arrivati i vertici dell’Arma, con cui è stato fatto un summit per fare il punto sulle indagini, e dopo è iniziata una girandola di audizioni. Tra le persone sentite in qualità di testimoni ci sarebbero anche i quattro carabinieri fuori servizio intervenuti in piazza Mastai, a Trastevere, nella notte tra il 25 e il 26 luglio. A loro sarebbe stato chiesto conto del motivo per il quale si trovassero lì e di ricostruire al meglio possibile le ore precedenti l’omicidio. Quel che è certo, insomma, è che i magistrati e i carabinieri intendono vederci chiaro senza lasciare dubbi e presunti misteri in questa tragedia.

I DUBBI A STELLE E STRISCE. Proprio le ombre a cui sembrano attaccarsi i consulenti americani della difesa di Finnegan Lee Elder, il ragazzo che ha materialmente accoltellato Rega. Periti che, ieri, alle tv statunitensi hanno raccontato delle “troppe lacune” rimaste irrisolte. Non solo. Sempre secondo gli esperti americani esisterebbero addirittura “domande che nemmeno i media hanno avuto il coraggio di porre”.