Cargo arabo carico di bombe. Ora è giallo sull’attracco in Italia. Dal porto di Genova assicurano che non saranno caricate armi. Le associazioni non si fidano. E il Governo tace

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Mentre il ministro dell’Interno continua a ripetere come un mantra “porti chiusi” quando di mezzo ci sono migranti e, dunque, vite umane, non una parola ha pronunciato sullo sbarco imminente del cargo saudita al porto di Genova. Parliamo della Bahri Yanbu, nave carica di armi battente bandiera saudita, come denunciato ormai da giorni da una serie di associazioni, dalla Rete per il disarmo fino ad Amnesty. La vicenda ha del surreale, specie alla luce del silenzio dell’esecutivo gialloverde: il cargo starebbe trasportando bombe destinate alle forze armate della monarchia assoluta saudita e che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra in Yemen.

Il tragitto è stato lungo: partita dagli Stati Uniti a inizio maggio, la nave è passata in Canada per poi arrivare in Europa. Dopo aver fatto scorta armata ad Anversa, il cargo avrebbe dovuto entrare nel porto di Le Havre per caricare 8 cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter, ma ha dovuto rinunciarvi per la mobilitazione di gruppi di attivisti per i diritti umani francesi, contrari alla vendita di armi che potrebbero essere impiegate nella guerra in Yemen. Prima di approdare definitivamente al porto di Gedda il prossimo 25 maggio, è previsto uno sbarco anche a Genova.

Non si sa bene per caricare cosa. Ed è proprio per questo che le associazioni chiedono un intervento immediato del Governo che, tuttavia, da giorni latita. A parlare è stata ieri l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale che ha fatto sapere che “la motonave, prevista a Genova il prossimo lunedì 20 maggio 2019, durante la sua sosta in porto non imbarcherà nessun materiale bellico, né componenti, attrezzature o tecnologie che possano in qualche modo essere utilizzate per scopi bellici”. Una rassicurazione che, però, conforta poco associazioni e sindacati pronti a scioperare. Che il commercio armato tra paesi europei ed Arabia sia florido, d’altronde, non è un mistero.

Secondo i rapporti dell’Ue sulle esportazioni di armi, gli Stati membri hanno emesso almeno 607 licenze per oltre 15,8 miliardi di euro in Arabia Saudita nel 2016. Una buona ragione, dunque, per mantenere le antenne alzate, considerando che è certo e documentato che proprio queste navi di shipping vengono utilizzate dall’Arabia per caricare e trasportare armi. Peraltro, come rivelato dal Fatto, la Bahri Yanbu non è nuova agli approdi nella penisola: solo negli ultimi sei mesi è stata il 15 marzo e il 6 gennaio a Genova, e tra il 7 e l’11 novembre del 2018 a Livorno. A caricare cosa, è impossibile saperlo.

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di Gaetano Pedullà

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