Carige, tutto sottoscritto il nuovo capitale. Incassati 850 milioni L’istituto adesso può valorizzare i suoi gioielli a partire dalla Banca Ponti rifiutata alla Finnat

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Genova è salva. La banca per lo meno. Si è chiuso con successo l’aumento di capitale della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, per la quale sono state integralmente sottoscritte le 726.216.456 azioni ordinarie di nuova emissione. Il controvalore incassato è stato di circa 850 milioni, come nelle migliori delle prospettive, e quindi non si è reso necessario l’intervento del consorzio di garanzia. Adesso la banca può guardare con più serenità al futuro, anche se ci vorrà tempo per archiviare la lunga stagione dell’ex padre-padrone Giovanni Berneschi, conclusa con le ordinanze dei magistrati da una parte e con l’iscrizione alla lista nera delle banche europee da parte della Bce di Mario Draghi. Con i nuovi capitali la banca ligure – che ha già venduto diversi asset – potrà anche tenersi e vaorizzare i gioielli rimasti. In questo senso solo tre giorni fa il consiglio di amministrazione ha respinto l’offerta di Banca Finnat (gruppo Nattino) per rilevare la propria Banca Cesare Ponti. Su questa operazione, il Cda di Carige ha spiegato la decisione alla luce dell’importanza di “valorizzare adeguatamente l’attività nel private banking usufruendo del marchio Banca Cesare Ponti”. Banca Finnat si era offerta di rilevare il 100% del capitale sociale della storica banca specializzata nella gestione dei grandi patrimoni.

NOVITÀ TRA I PADRONI
Grandi patrimoni che a Genova – crisi o non crisi – evidentemente non mancano. Proprio l’aumento di capitale di Carige ha infatti fatto emergere due nuovi padroni della banca. Il primo, quasi predestinato, è stato il Gruppo Malacalza, che oggi sfiora il 15% dell’istituto. Il secondo è Gabriele Volpi, l’imprenditore petrolifero naturalizzato da anni in Nigeria.