Mille euro in più ogni quattro giorni di lavoro: è il conto che i camionisti di Brindisi hanno fatto ai giornalisti, perché lo stesso gasolio che costava circa 1.500 euro oggi ne costa 2.500. In Sicilia gli autotrasportatori stimano perdite fra 700 e 900 euro al giorno per ogni mezzo, e dal 6 ottobre il conto si è fatto più pesante, perché è scaduto l’ultimo sconto sulle accise del gasolio, 6,1 centesimi al litro, mentre le accise mobili che il governo aveva annunciato per attutire lo scalino sono rimaste senza decreto in Gazzetta Ufficiale. Insomma il governo ha tolto la rete prima di montare quella nuova.
Così la protesta, nata a fine settembre fra Calabria e Sicilia, si è allargata. Ed è larga, eccome. Presidi a Brindisi e sulla Statale 17 all’altezza di Lucera, trattori sullo svincolo di Falerna, agricoltori e autotrasportatori fermi il 1° ottobre sullo svincolo dell’autostrada A2 a Pizzo. Il comitato degli autotrasportatori siciliani ha proclamato un fermo da oggi al 20 ottobre, con i camion nei piazzali e i semirimorchi immobili nei porti, e perfino la sezione Trasporti di Confindustria Catania ha annunciato lo stop delle sue imprese fino al 22. Quel giorno cento pescherecci siciliani e calabresi vogliono chiudere lo Stretto di Messina. Mercoledì la Cia-Agricoltori italiani ha portato gli agricoltori davanti a Montecitorio. E ad aprile, del resto, un camionista di 55 anni era già morto, investito sull’A1 nel Casertano mentre preparava un presidio.
Caro-carburanti, una Consulta per chi lavora in perdita
Il governo ha risposto con quello che gli riesce meglio, un organismo, l’ennesimo. L’11 ottobre, agli Stati generali dell’autotrasporto con il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi, è nata una nuova Consulta, che il Comitato trasporto siciliano, racconta La Sicilia, ha liquidato come l’ennesimo tavolo senza soluzioni.
Il suo coordinatore Salvatore Bella ha raccontato di aver chiesto un incontro al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e a Rixi senza ricevere risposta. Il 13 ottobre undici associazioni nazionali dell’autotrasporto hanno scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi denunciando autisti bloccati nelle aree di servizio fra Foggia e Brindisi, chiedendo più forze dell’ordine e riconoscendo, nella stessa lettera, le difficoltà provocate dal caro gasolio.
La notizia che non serve
Per rimettere insieme i pezzi bisogna leggere La Sicilia, la stampa di settore come TrasportoEuropa e Uomini e Trasporti, i siti che spiegano agli automobilisti quali svincoli evitare.
Eppure i trattori, quando servivano, a questo governo piacevano. A febbraio 2024, quando protestavano contro le regole di Bruxelles, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva convocato le organizzazioni agricole a Palazzo Chigi con una tavolata di ministri, e il loro comunicato era finito sul palco del Festival di Sanremo. Oggi il bersaglio è uno sconto lasciato scadere e un decreto mai arrivato, e la categoria che allora meritava la premier al tavolo adesso si accontenta di una Consulta e della cronaca giudiziaria. Due pesi, una propaganda.
Nel 2024 la rabbia delle campagne si poteva rivolgere contro Bruxelles e intestare al governo, mentre quella di ottobre punta dritta sulle accise di casa e conviene lasciarla nelle pagine locali. E intanto i mille euro ogni quattro giorni continuano a uscire dalle tasche di chi guida.