Carrai c’aveva visto lungo. Affari d’oro per la cybersecurity. Gli attacchi informatici costano alle imprese italiane nove miliardi di danni l’anno

di Antonello Di Lella
Cronaca

Un settore che vale miliardi. Quello della cybersecurity è una vera gallina dalle uova d’oro per le aziende che hanno fiutato l’affare già in tempi non sospetti. Ma a quanto pare di margini per inserirsi nel business ce ne sarebbero ancora, visto che le aziende italiane fanno ancora poco per prendere le contromisure dinanzi ai rischi della rete. Basti pensare che ogni anno gli attacchi informatici causano ben nove miliardi di danni alle imprese italiane. Il Rapporto Italia Eurispes 2017 sottolinea, però, che nonostante i crescenti rischi soltanto il 19% delle aziende italiche ha deciso di prendere provvedimenti per garantirsi una sicurezza a lungo e medio termine. Sulla cybersecurity l’Italia si colloca un passo indietro rispetto a molti Paesi, con la totale assenza all’interno delle aziende di piani strutturati. Figuriamoci sulla presenza di figure ad hoc. Ci si affida all’improvvisazione. O poco più.

L’allarme – Dall’informazione al gioco d’azzardo, passando anche per l’automotive. Sono questi i settori sottoposti a rischi maggiori di aggressione informatica. E la percentuale cresce di pari passo alla diffusione capillare sempre maggiore dell’informatizzazione dell’intero sistema. Soltanto nella prima metà del 2015 i crimini informatici sono aumentati del 30% rispetto all’anno precedente. E senza scomodare gli attacchi più gravi a livello mondiale, emerge una diffusione esponenziale di malware, phishing, spam, attacchi ransomware e le temutissime frodi via web. Rischi che non corrono soltanto le grandi aziende e le multinazionali, visto che ormai la presenza in rete risulta fondamentale anche per le piccole attività. A seconda della grandezza, ovviamente, possono cambiare le prospettive di rischio; per le piccole e medie imprese i timori maggiori sono legati al furto di clienti, alla reputazione aziendale (che può essere influenzata su varie piattaforme), ai furti d’identità e di denaro. Dinanzi a un quadro del genere l’unica strada possibile sembra essere quella di investire in prevenzione. Ed è qui che entrano in gioco ricchi affari per le aziende. Come non ricordare l’attivismo nel settore di quel Marco Carrai, fedelissimo e amico di Matteo Renzi. Che ovviamente non è l’unico. Con un lavorìo portato avanti sottotraccia, varie società internazionali stanno moltiplicando meeting di formazione in ogni dove. Per un settore che nei prossimi anni muoverà sempre più miliardi.