Le larghe intese presentano il conto. I Cinque stelle ingoiano il rospo Cartabia. Due ore di trattative con Draghi. Poi passa l’accordo al ribasso sulla riforma della Giustizia

giustizia Cartabia
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Un testo comunque distante dall’originario impianto della Bonafede, tanto che i ministri pentastellati in un primo momento sarebbero stati orientati per l’astensione, ma che almeno garantisce tempi più lunghi per celebrare i processi contro i reati dei colletti bianchi, quello che ieri è stato licenziato dal Cdm in base agli emendamenti sulla riforma del processo penale e la prescrizione, presentati dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia.

Al termine di mesi di tavoli tecnici e tentativi di mediazione, alla fine il punto di caduta grazie al quale i membri del Governo del Movimento hanno optato per il via libera, è stato l’inserimento di reati contro la Pubblica amministrazione, come la corruzione e la concussione, tra quelli con tempi allungati sulla prescrizione.

Un tentativo di arrivare ad un compromesso accettabile trovato in extremis, dopo diversi confronti interni in casa 5Stelle che si sono susseguiti per tutto il giorno tant’è che il Consiglio dei ministri, convocato inizialmente per le 17, è stato più volte rinviato fino a slittare di un’ora e mezza per consentire al premier Mario Draghi e alla Guardasigilli Cartabia di mediare coi ministri M5 per tentare una nuova intesa sul testo ed evitare l’astensione dei grillini in Cdm.

Il nodo da sciogliere, ovviamente, riguardava la proposta avanzata dall’ex presidente della Corte Costituzionale sulla prescrizione (leggi l’articolo), che si sostanziava in un meccanismo secondo il quale il decorso della prescrizione del reato si sarebbe interrotto con la sentenza di primo grado, come previsto dal testo Bonafede ma poi sarebbe intervenuto sulle fasi processuali. Ovvero se non si fosse completato l’appello entro due anni (un anno per la Cassazione) il processo sarebbe morto.

Ma, se per i reati che riguardano la Pa come la corruzione e la concussione, rimane il congelamento ‘lungo’ della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, stabilito in tre anni per il processo di appello e 18 mesi per la Cassazione, per gli altri invece vale la norma che la ministra Cartabia ha presentato a Palazzo Chigi.

Dopo una momentanea sospensione richiesta da Forza Italia per avere il tempo di fare il punto sulle modifiche al testo apportate dopo il vertice di Draghi e Cartabia coi 5 – anche Italia Viva avrebbe espresso forti perplessità sull’allungamento dei tempi processuali per i reati di corruzione e concussione e avrebbe anche avanzato la richiesta di una stretta sulle intercettazioni – alla fine nel testo di riforma licenziato sono rimasti invariati tutti gli altri elementi, fermo restando che per i reati imprescrittibili – come quelli punibili con l’ergastolo – non sarebbero posti limiti alla durata dei processi.

In ogni caso, pur non essendo mancati nelle chat dei gruppi parlamentari M5S malumori e distinguo rispetto alla mediazione raggiunta, come spiega a La Notizia la vice presidente M5S della Commissione Giustizia al Senato Elvira Evagelista “‘Era l’unica intesa possibile idonea a rispettare le garanzie costituzionali sia della vittima che dell’imputato, atteso che il principio della ragionevole durata del processo ci impone dopo un tot di anni di chiuderlo. Bene pertanto – aggiunge la pentastellata – che la norma blocca prescrizione di Bonafede sia rimasta ferma per il primo grado ma con tempi processuali tassativi per l’appello e la cassazione, i quali si vanno ad allungare nel caso di reati più gravi come quelli contro la Pa. Altri correttivi saranno sicuramente aggiunti in sede parlamentare”. In attesa che gli emendamenti approdino dunque nelle aule parlamentari, intanto ieri come richiesto espressamente dal premier, il sostegno al testo è stato unanime.

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