La Cartabia non convince i 5S. Stallo sulla riforma del Csm. Irritazione per la proposta da cui è sparito lo stop alle porte girevoli tra politica e magistratura

carceri Cartabia
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Sembra ancora lontano l’accordo sulla riforma della Giustizia. Si è concluso in un nulla di fatto, con l’impegno a rivedersi tra quindici giorni, l’incontro tra il ministro Marta Cartabia e i capigruppo della maggioranza della Commissione Giustizia della Camera per discutere della riforma del Consiglio superiore della magistratura. Seppur con toni pacati, il summit ha mostrato ancora una volta le distanze esistenti e all’apparenza incolmabili tra i diversi partiti anche se, come fanno sapere da via Arenula, al momento non c’è una bozza definitiva e quindi esistono ampi margini di trattativa anche se il tempo stringe.

A farlo capire è Eugenio Saitta, capogruppo M5s in commissione Giustizia alla Camera, che sottolinea ancora una volta come il Movimento è disposto a dialogare per il bene degli italiani. “L’incontro con gli esperti nominati dalla ministra della Giustizia sul progetto di riforma del Consiglio superiore della magistratura è stato positivo ma interlocutorio” e “a breve ne seguirà un altro” in cui “ci sarà fornito il testo completo del lavoro svolto dalla commissione guidata dal costituzionalista Massimo Luciani”.

Un passaggio fondamentale dopo del quale sarà possibile “approfondire meglio il materiale e, quindi, esprimere un giudizio più compiuto” spiega Saitta convinto che, stando a quanto è stato loro prospettato durante il summit di ieri, “per il momento osserviamo con soddisfazione come sia stato conservato in larga parte l’impianto della riforma messa a punto dall’ex ministro Alfonso Bonafede”. Prova di ciò è che “resta ferma, per esempio, la responsabilità del capo dell’ufficio giuridico del funzionamento della struttura che dirige proprio come era stata disegnata nel decreto varato nell’agosto di un anno fa”. Ma non è tutto oro quel che luccica.

“Segnaliamo che, a nostro avviso, rimane una criticità ed è legata all’ipotesi di ritorno alle cosiddette porte girevoli tra politica e magistratura” in quanto “seppure molto limitata, verrebbe reintrodotta la possibilità per un magistrato che ha scelto di candidarsi a ricoprire incarichi politici, di tornare a svolgere funzioni di magistrato”, ha poi affermato il 5S facendo capire che su certi nodi il Movimento non è disposto a fare sconti. “È bene ribadire che la ministra Cartabia si è limitata ad ascoltare e non ha fornito proprie indicazioni sul merito della relazione dei tavoli degli esperti” conclude Saitta con un appello alla Cartabia: “Per questo ci rivolgiamo a lei per affermare che ci sono le basi per procedere con coraggio: chi ha svolto ruoli politici non può più tornare a fare il giudice”.

PARTITA ANCORA APERTA. Che la partita sia ancora aperta e che ci siano margini di trattativa lo ha detto la guardasigilli presentando ai capigruppo la sua idea di riforma che dovrà essere fondata sui “capisaldi della Costituzione”, ossia indipendenza, esercizio imparziale, efficienza, perché “fiducia e credibilità nei magistrati sono obiettivi che non possiamo mancare”.

Una rivoluzione necessaria in quanto “il dibattito pubblico e accademico è maturo e i recenti fatti di cronaca che hanno riguardato la magistratura hanno reso improcrastinabili e più urgenti gli interventi in questo ambito” ha spiegato la Cartabia con un riferimento agli incontri carbonari orditi dall’ex pm Luca Palamara e alla diffusione dei verbali dell’avvocato Piero Amara, che hanno gettato ombre sulle toghe. Per questo conclude la guardasigilli: “L’obiettivo è fare in modo che la magistratura operi sempre, nei fatti e nella percezione dell’opinione pubblica, su solide basi di indipendenza”.