Casa e legge di stabilità, il governo rischia tutto. Nessuna prova d’appello

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di Lapo Mazzei

D’accordo, mai come questa volta la politica, tutta a dire il vero, dibatte e combatte su come sconfiggere la seconda rata dell’Imu. Ma se i numeri dei conti sono bastardi, nel senso che non lasciano troppo spazio all’ottimismo, a rendere la situazione ancor più incandescente ci sono le cifre testarde. Quelle sulle quali è pressoché impossibile ragionare. Il calendario, infatti, non è un opinione ma una ruota che gira. A prescindere dalla politica. La scadenza per il pagamento della seconda rata Imu, è fissata per il prossimo 16 dicembre 2013, cioè domani secondo l’orologio parlamentare,  e ancora ci sono dubbi su come effettuare il calcolo visto che si attendono le delibere comunali entro il 9 dello stesso mese. Tutto questo nonostante l’agitazione del governo, che  tramite il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi, ha ribadito  la volontà di abolire la seconda rata Imu. E se la questione sulla prima rata è ormai archiviata, sulla seconda rata aleggiano le incognite. Un po’ come è avvenuto con l’aumento dell’Iva. Che nessuno sembra ricordare più, ma pesa per il 22% sulle tasche degli italiani.

Il rischio di empasse
Certo, non è detto che avvenga la stessa cosa ma il rischio c’è ed è concreto. Non a caso il governo sta lavorando su diverse ipotesi. Una di queste prevede una platea più ridotta degli esentati dal versamento della seconda rata, rispetto ai contribuenti che non hanno pagato la prima tranche. Il governo, prima di scrivere il provvedimento che dovrebbe abolire l’imposta municipale sugli immobili, pensa anche ad un taglio dei beneficiari che, secondo quanto si apprende, escluderebbe i proprietari di terreni e beni strumentali agricoli. Restringendo l’area di intervento del provvedimento, si otterrebbe un risparmio di circa 300 mln e, di conseguenza, il costo dell’operazione passerebbe da 2,4 mld a 2,1 mld. Una spesa che potrebbe essere parzialmente finanziata attraverso la rivalutazione delle quote di Bankitalia. L’incasso dipenderà dal limite percentuale che sarà fissato per le quote. Ad agitare il sono dei partiti non c’è solo il taglia della rata dell’Imu visto che sul tavolo c’è anche la legge di Stabilità, altro passaggio fondamentale per la vita del governo e della strana maggioranza che lo sostiene.

L’agenda
Stando alla ragioneria dello Stato il Ddl di stabilità dovrebbe essere in Aula, al Senato, il prossimo  15 novembre per ottenere il via libera, con la  fiducia, il giorno successivo. E entro il 22, poi,  dovrebbe essere approvato, stando al relatore di maggioranza, l’esponente della  Lega Massimo Garavaglia. Dopodiché la Legge di Stabilità andrà alla Camera. Insomma, un’agenda particolarmente fitta per la politica italiana, che non può certo affrontare questi passaggi fondamentali con poche idee ma confuse come sembra di capire dal dibattito di questi giorni.  Anche perché nel mezzo a tutto questo si muove il fantasma del voto sulla decadenza di Berlusconi da Senatore. E siccome tanto il Pd quanto il Pdl, sia pur per ragioni diverse fra loro, hanno la necessità di fermare l’Imu e ridisegnare la legge di stabilità, è quanto mai evidente che il dibattito sarà serrato e particolarmente acceso. Sempre che l’uno non prevalga sull’altro come ha insegnato la vicenda dell’Iva al 22%. Aumentata e dimenticata. Al premier Enrico Letta il compito di trovare la quadra. Non solo dei conti, ma dei rapporti fra i soci delle larghe intese, messi a dura prova dal solito Fassina. Quello che si doveva dimettere ma che è rimasto saldamente al suo posto e oggi sostiene che non ci sono i soldi  per modificare la legge. Modesta domanda? Ma con quale squadra gioca? Qualcuno avverta il Pd che non c’è solo il fuoco amico, anche il sottosegretario sabotatore…