Case chiuse all’italiana. Da aprile a Roma una zona a luci rosse. All’Eur una strada per la prostituzione. Solo una brutta copia di Amsterdam. Senza tasse e senza controlli sanitari

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Togliere le prostitute dalla strada è un’impresa titanica. Il perché è presto detto: il giro d’affari sulle meretrici rappresenta da sempre uno dei principali affari per il clan della malavita. E allora sembra difficile, se non impossibile, creare dei luoghi ben definiti per provare a perimetrare l’attività delle donne che decidono di vendere il loro corpo. Ecco però che dalla Capitale, più precisamente dal IX Municipio, parte un segnale che potrebbe fare da apripista anche per altre realtà. Sul modello Amsterdam. Perché dal prossimo mese di aprile, in via sperimentale, anche Roma avrà il suo quartiere a luci rosse. Grazie a un accordo con la prefettura sarà individuata una strada, all’Eur, che proverà a limitare la prostituzione selvaggia nella maggior parte delle strade del quartiere nel sud della Capitale. Sulle strade saranno presenti operatori sociali per monitorare l’attività delle ragazze. E i clienti che saranno beccati fuori zona potranno essere multati fino a 500 euro. L’assessore capitolino alle Pari Opportunità, Alessandra Cattoi, spiega come è nata l’idea: “Il percorso iniziato è molto rispettoso di tutte le persone che vengono coinvolte in questa vicenda: da una parte le donne, dall’altra parte i cittadini che vivono in quartieri dove effettivamente ci sono situazioni di degrado. Condivido che nel progetto viene coinvolta anche la tutela della donna e la lotta allo sfruttamento”. Ma di un regolamento vero fatto di controlli, tasse e tutele sanitarie per ora sembra un’utopia.

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