Nuovo passaggio delicato sul piano internazionale per l’Italia nel caso Almasri. Con una decisione presa a magioranza, i tre giudici della Camera preliminare della Corte penale internazionale (Cpi) hanno deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati, l’organo legislativo e di controllo gestionale della Corte composto dai rappresentanti degli Stati che hanno ratificato o aderito allo Statuto di Roma, per il mancato rispetto degli obblighi di cooperazione con la Cpi. Al centro della vicenda c’è il generale libico Osama Njeem Almasri, accusato di crimini contro l’umanità e arrestato a Torino il 19 gennaio dello scorso anno, ma scarcerato due giorni dopo e rimpatriato di fretta e furia in Libia a bordo di un aereo di Stato.
Una vicenda che ha creato clamore, con annesse polemiche politiche nazionali e internazionali. Tutte ragioni per le quali, alla luce della decisione della Corte, il caso Almasri è di fatto una nuova tegola per il governo di Giorgia Meloni. Ma le cose sarebbero potute essere anche peggiori per l’Italia visto che tra le opzioni valutate dai giudici dell’Aja c’era infatti anche il deferimento al Consiglio di sicurezza dell’Onu, ipotesi che avrebbe aperto un dibattito al Palazzo di vetro di New York, con ricadute pesanti sull’immagine internazionale del Paese e soprattutto dell’attuale esecutivo italiano.
Alla fine, la Camera preliminare ha optato per una soluzione intermedia ossia con il rinvio all’Assemblea degli Stati parte, organo legislativo e di controllo della Corte, composto dai Paesi che hanno ratificato o aderito allo Statuto di Roma.
Caso Almasri, l’Italia deferita all’Assemblea degli Stati della Cpi
A questo punto la vicenda Almasri dovrà essere esaminata nella prossima riunione dell’Assemblea degli Stati della Cpi, già in calendario per il prossimo dicembre. Dal canto suo, il governo italiano ha già respinto al mittente le accuse con un documento inviato alla Cpi il 31 ottobre, in cui assicurava una revisione delle norme sulla cooperazione con la Corte penale internazionale per evitare nuovi cortocircuiti istituzionali. In quel testo il governo italiano aveva anche ribadito che il rimpatrio di Almasri era avvenuto per motivi di sicurezza nazionale, di fatto negando ogni addebito.
Sul fronte interno, la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Mantovano, archiviando il procedimento. Resta invece all’attenzione della procura ordinaria la posizione della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, accusata di false dichiarazioni al pubblico ministero. La maggioranza valuta ora di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma.