Caso Almasri, l’Italia deferita all’Assemblea degli Stati membri per mancata cooperazione

La decisione all'indomani del conflitto di attribuzione sollevato dalle destre per scudare Bartolozzi. Per la quale i pm chiedono il processo

Caso Almasri, l’Italia deferita all’Assemblea degli Stati membri per mancata cooperazione

Palazzo di Vetro, New York. Un giorno imprecisato nella sessione in programma dal 7 al 17 dicembre della Corte penale internazionale (Cpi). Sarà in quell’intervallo di tempo che l’Assemblea degli Stati Parte della Cpi sarà chiamata ad analizzare il dossier Italia-Almasri.

Ieri infatti la Corte ha ufficializzato di aver deferito l’Italia per il mancato assolvimento degli obblighi di cooperazione nel caso del generale libico ricercato dalla Cpi perché accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, fermato a Torino a gennaio 2025, liberato e rimpatriato su un volo di Stato, per decorso del termine entro il quale il ministro Carlo Nordio avrebbe dovuto concedere l’autorizzazione ad arrestarlo.

L’affondo della Cpi

“Il 17 ottobre 2025, la Camera preliminare ha emesso una ‘Decisione sull’inadempimento da parte dell’Italia a una richiesta di cooperazione’”, spiega la Cpi, “nella quale ha constatato che l’Italia non ha rispettato i propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e poteri ai sensi dello Statuto ‘[non] eseguendo correttamente la richiesta della Corte di arresto e consegna del signor Njeem mentre si trovava sul territorio italiano, e non consultando e cooperando con la Corte per risolvere le presunte questioni derivanti dall’emissione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta concorrente di estradizione’”.

Il passaggio in Assemblea, spiegano fonti vicine al dossier, pur non comportando automaticamente sanzioni, chiamerà il governo di Giorgia Meloni a ricostruire i fatti e a sostenere un confronto politico diretto con gli altri Stati Parte. Potrebbero emergere richieste di chiarimento, sollecitazioni a eventuali interventi normativi e impegni più stringenti sul piano della cooperazione con la Cpi.

Un passaggio che dovrebbe preoccupare l’esecutivo, che sulla vicenda Almasri ha dimostrato come la “ricostruzione puntuale dei fatti” non sia un’attività nella quale eccelle, considerate le numerose e discordanti versioni fornite da ministri, sottosegretari e collaboratori vari.

L’ultimo smacco, Bartolozzi “scudata”

Il riferimento è alla ormai ex capa di gabinetto del Guardasigilli, Giusi Bartolozzi, che proprio nelle ore in cui la Cpi comunicava il deferimento, veniva “scudata” dalla maggioranza della Camera dalle accuse proprio per il caso Almasri. Mercoledì, infatti, l’ufficio di presidenza aveva votato per sollevare il conflitto di attribuzione presso la Consulta nei confronti della Procura di Roma e del Tribunale dei ministri, per l’inchiesta che la vede indagata per false dichiarazioni al pm. Solo poche ore prima, la procura di Roma ne aveva chiesto il rinvio a giudizio.

“L’Italia ridotta a uno stato canaglia”

“Il deferimento della Cpi conferma che il governo Meloni ha trasformato il nostro Paese in uno Stato canaglia che fa carta straccia del diritto internazionale”, attaccano i rappresentanti 5S nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato.

“E siccome il governo Meloni fa del mancato rispetto della legalità un vanto, dopo aver scudato i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano, sta facendo di tutto per scudare anche Bartolozzi. Questo governo costringe l’Italia ad una condizione di costante degrado, che ci umilia di fronte al mondo intero”, concludono.

E Boccia chiede le dimissioni di Nordio

Per il dem Francesco Boccia, il deferimento “è la prova provata delle bugie dette dal nostro governo su quella triste vicenda”. E punta il dito sul Guardasigilli: “Almasri, Bartolozzi, Delmastro: una sequela di fatti gravi che dovrebbero portare il ministro Nordio, visto anche l’esito del referendum sulla riforma della giustizia che portava il suo nome, a trarre delle conclusioni evidenti sul suo fallimentare mandato. Il deferimento del nostro governo da parte della Cpi conferma che in nome della propaganda sulle politiche migratorie la destra Italiana ha fatto strame del diritto internazionale per miseri accordi con il regime libico”.

E di un “disastro per la credibilità internazionale” parla invece l’Avs Nicola Fratoianni. “Che il Paese che ha ospitato a Roma nel 1998 la firma del Trattato per la Corte Penale Internazionale”, prosegue il leader rossoverde, “subisca l’onta del deferimento come uno staterello dittatoriale qualsiasi, dovrebbe riempire di vergogna Nordio e Piantedosi, che dovrebbero subito andare a fare compagnia a Delmastro e Bartolozzi”.