Caso Cesa, sotto inchiesta c’è il leader, non tutto il partito. L’etica in politica conta, ma la responsabilità penale è personale

LORENZO CESA
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Lorenzo Cesa è indagato dalla Dda di Catanzaro per “associazione aggravata da mafia” con un assessore al Bilancio, sempre Udc, agli arresti domiciliari. Cesa, correttamente, si è dimesso da segretario del partito, ma resta aperta una questione delicata. L’Udc potrebbe supportare al Senato il Governo, avendo tre suoi rappresentanti: Antonio De Poli, Antonio Saccone e Paola Binetti. Il ministro degli Esteri ed ex capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, ha giustamente dichiarato “mai dialogo per chi è indagato per reati gravi”, ma solo Cesa lo è, gli altri tre no. Oltretutto si può anche fare un ragionamento interessante: le dimissioni di Cesa potrebbero aprire alla trattativa per l’entrata dei tre senatori che si sono dichiarati sempre interessati.

Era proprio il segretario dell’Udc Cesa a opporsi, avendo scelto di stare con il Centrodestra. Quindi paradossalmente la questione si potrebbe sbloccare grazie a questo fatto assolutamente inaspettato che comunque, lo si voglia o no, cambia radicalmente il quadro politico. L’Udc, partito di formazione centrista, che, ricordiamolo, ha ancora il simbolo della Democrazia cristiana, è in uno stato di grande confusione e quindi polarizzabile facilmente nelle sue due componenti basiche, di destra e sinistra.

Si potrebbe anche ipotizzare, in questo quadro così confuso, che si formi addirittura una componente, magari nel misto, che sia l’embrione di un futuro “gruppo” centrista a cui aggiungere altri senatori in modo da puntellare la maggioranza, il che verrebbe, tra l’altro, anche incontro ai desiderata del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha chiesto un quadro politico chiaro per supportare il governo.

Non solo Di Maio si è detto preoccupato, ma anche nelle chat dei Cinque Stelle emerge l’antica questione morale per un partito che fa dell’etica la sua bandiera, come del resto era per Italia dei Valori guidata da Antonio Di Pietro. Preoccupazioni comprensibili, ma ci permettiamo di ricordare a chi è preoccupato che una cosa è Cesa e una cosa sono i suoi tre senatori che veramente potrebbero considerarsi un punto di svolta qualora entrassero nell’esecutivo. Poi è chiaro che qualcosa vorrebbero in cambio. Magari non il dicastero della Famiglia per la Binetti perché sarebbe una scelta divisiva, ma sicuramente un accordo si può trovare.

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di Gaetano Pedullà

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