Caso Di Matteo, dal paladino dell’Antimafia un colpo basso. Parla l’avvocato Naso: “Si è visto un tentativo di condizionare il ministro”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

“Certi magistrati scoprono l’autonomia e l’indipendenza della visione giurisdizionale solo quando gli fa comodo. Quando le decisioni non sono gradite, si può mettere in discussione tutto”. Non usa mezzi termini l’avvocato penalista Giosuè Naso nel commentare le accuse del pm Nino Di Matteo nei confronti del guardasigilli.
In tv Di Matteo ha attaccato Bonafede per la sua mancata nomina al Dap a causa di presunte pressioni della mafia. Eppure il ministro non sembra aver fatto nulla per ingraziarsi i boss tanto che è ritenuto un “manettaro” e ha approvato la legge sullo stop alla prescrizione e quella che condanna lo scambio politico-mafioso.

Secondo lei la tesi di Di Matteo regge?
“Ma per carità, questa teoria non ha nessuna base. Bonafede è una specie di moderno Torquemada (il primo Grande inquisitore spagnolo, ndr) e semmai è vero l’opposto. Guardi questi sono espedienti per ricattare moralmente e intellettualmente la Giustizia. Tra l’altro Di Matteo non è nuovo a simili stratagemmi. Deve capire che una sortita di questo genere costringe il destinatario a fare quel che si pretende faccia”.

Com’è possibile che il magistrato, bandiera dell’Antimafia, si sia tenuto tutto dentro per ben due anni?
“Quando una professione si erge a missione etica e moralizzante allora c’è il rischio di trasformare quel anti qualcosa in una posizione di carattere strumentale. Sciacia parlava di professionisti dell’antimafia che erano pericolosi tanto quanto i mafiosi e mi sembra un concetto calzante. Sono dei fedayn, dei paladini di una missione religiosa e chi si dissocia dalle loro posizioni è un infedele da perseguire”.

Ma le pare normale che l’attacco sia avvenuto in diretta tv e non nelle sedi più opportune tra cui il Csm di cui Di Matteo è anche consigliere?
“Assolutamente no. Ma anche fosse stata quella la sede opportuna, cosa che non è, allora bisogna ricordare che il Csm è un’organo costituzionale e non politico quindi chi lo rappresenta, in qualsivoglia situazione, dovrebbe per lo meno caratterizzare le proprie dichiarazioni a principi di sobrietà, continenza e buon senso. L’esatto opposto di quanto accaduto”.

Di recente Di Matteo ha attaccato i giudici di sorveglianza equiparati ai mafiosi per aver concesso diverse scarcerazioni durante l’emergenza sanitaria. Come si spiega il silenzio del Csm che ogni volta sembra far finta di niente?
“Non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Da sempre il Csm ha rappresentato un potere nel potere giudiziario nel senso che ha una capacità di condizionamento dei magistrati a tutela di determinati interessi che sono di natura squisitamente politica. Non intendo quella partitica ma quella della giurisdizione. Oggi la magistratura è un centro di potere nel quale pochi fanno molto, troppi fanno troppo poco e alcuni addirittura strafanno come nel caso Di Matteo. E quest’ultimo approfitta del fatto che i suoi colleghi non si ribellano”.