Caso Marò, l’India continua a prenderci in giro. I tempi si allungano di nuovo

di Fabrizio Gentile
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di Fabrizio Gentile

Rischiano di allungarsi ulteriormente i tempi della vicenda giudiziaria di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Le indagini sull’incidente che ha coinvolto i due marò nella morte di due pescatori al largo delle coste del Kerala sono ferme ormai da alcune settimane, e la questione potrebbe anche essere portata davanti alla Corte suprema di Nuova Delhi a cui sarebbe lasciato il compito di indicare come sbloccarle. Questa per lo meno è l’ipotesi che hanno suggerito fonti anonime del ministero della Giustizia e del governo indiani al quotidiano The Economic Times che dedica alla vicenda un articolo, nel giorno in cui è sbarcato nuovamente a New Delhi l’inviato del governo italiano, Staffan de Mistura. Oggetto del contendere e’ l’interrogatorio a New Delhi degli altri quattro fucilieri di Marina che insieme a Latorre e Girone formavano il team di sicurezza a bordo della petroliera ‘Enrica Lexie’ e che gli inquirenti indiani considerano ‘’testimoni importanti’’ per l’inchiesta della polizia investigativa Nia. Ma l’Italia ha fatto sapere che nonostante l’assicurazione fornita alla Corte suprema di far interrogare quando necessario i quattro, ‘’dopo 19 mesi dall’incidente’’ e per importanti ragioni politiche e sociali italiane’’ questo non può avvenire nella capitale indiana. Nell’ultimo colloquio con il ministro degli Esteri Salman Khurshid, che vedrà di nuovo oggi, De Mistura ha offerto un ventaglio di possibilità alternative: da una missione della Nia in Italia ad una videoconferenza, passando per risposte a domande scritte. Ma un alto funzionario del ministero della Giustizia ha lasciato intendere che queste ipotesi non sono praticabili per la Nia. Quindi ‘’abbiamo nuovamente chiesto al nostro ministero degli Esteri di far capire a Roma l’importanza della testimonianza dei quattro, anche alla luce dell’accordo fra Italia ed India per una cooperazione in questa vicenda’’. Ma è legittimo pensare che i responsabili del governo indiano, che hanno assicurato alla Corte di poter concludere le indagini in due mesi temano una reprimenda per il ritardo accumulato da parte dei giudici del massimo tribunale indiano. Al riguardo il giornale osserva che ‘’il governo teme la collera della Corte Suprema perché lo scorso marzo i giudici avevano sollecitato una rapida inchiesta ed affidato il caso a un tribunale speciale che doveva lavorare su base quotidiana dopo la presentazione dei capi di imputazione’’. Da qui quindi la necessita’ indiana di giocare di anticipo per fare in modo che emerga chiaramente che la colpa del ritardo è tutta dell’Italia’’.