Caso Riace, al via domani a Locri il processo all’ex sindaco Lucano e ad altri 26 imputati nell’inchiesta sui matrimoni combinati

dalla Redazione
Cronaca

Inizierà domani a.l Tribunale di Locri il processo all’ormai ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, rinviato a giudizio assieme ad altre 26 persone dal gup Amalia Monteleone nell’ambito dell’inchiesta Xenia. Le accuse contestate dalla Procura di Locri diretta dal procuratore capo Luigi D’Alessio, sono, a vario titolo, associazione a delinquere, truffa con danno patrimoniale per lo Stato, abuso d’ufficio, peculato, concussione, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’operazione era scattata il 2 ottobre dello scorso anno, quando al termine dell’indagine della Guardia di Finanza, Lucano fu posto agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti. Successivamente la misura cautelare era stata attenuata dal Tribunale del Riesame, che sempre nell’ottobre dello scorso anno ha disposto il divieto di dimora a Riace per Lucano.

Secondo l’accusa l’ex sindaco di Riace, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, avrebbe organizzato veri e propri “matrimoni di convenienza” tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano. Gli elementi di prova raccolti dagli inquirenti dimostrerebbero come Lucano, unitamente alla sua compagna Tesfahun Lemlem, avessero “architettato degli espedienti crimonosi, tanto semplici quanto efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia”.

La Procura contesta anche irregolarità amministrative e illeciti penalmente rilevanti in merito alla realizzazione del progetto di accoglienza. Argomentazioni, quelle della Procura, che non hanno convinto in toto il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, che ha ritenuto fondate le esigenze cautelari solo per le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per la frode, evidenziando comunque “i fini umanitari” nell’azione di Lucano.