Il caso Sangiuliano non è chiuso. Anzi, si riapre con il rinvio a giudizio di Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice che è accusata di stalking e lesioni nei confronti dell’ex ministro della Cultura. Il processo è stato fissato per il prossimo sei ottobre, ma intanto è stato disposto il rinvio a giudizio dopo l’inchiesta aperta in seguito alla denuncia dello stesso Gennaro Sangiuliano, che dopo quel caso si dimise da ministro.
Caso Sangiuliano, perché Boccia è stata rinviata a giudizio
L’indagine copre un periodo che va dal maggio del 2024 all’aprile del 2025. A Boccia vengono contestati cinque reati: atti persecutori, diffamazione aggravata, falso ideologico, interferenze illecite nella vita privata e lesioni personali. I magistrati hanno ricostruito quanto fatto da Boccia dopo la fine della relazione con Sangiuliano: si parla di comportamenti ripetuti, insistenti e che hanno inciso sulla vita personale dell’ex ministro e sul suo ruolo pubblico.
Uno dei riferimenti che viene fatto è quello all’accesso non autorizzato al cellulare di Sangiuliano, ma anche la sottrazione della fede nuziale e la diffusione sui canali social di immagini private, senza consenso. Citate anche le minacce alla moglie del ministro. L’episodio più grave è avvenuto a luglio del 2024, quando l’imprenditrice avrebbe aggredito fisicamente l’ex ministro, provocandogli una ferita di oltre nove centimetri. Poi si parla anche di quando Boccia, ad agosto, ha indotto Sangiuliano a confessare il tradimento alla moglie, registrando la conversazione. Audio che l’accusa ritiene sia poi finito ai media. Nel procedimento sono parti civili, oltre a Sangiuliano, anche la moglie e l’ex capo di gabinetto del ministero, Francesco Gilioli.