Cassa depositi e prestiti, un bancomat da 160 miliardi. Nel piano industriale più fondi per la ripresa. E aiuti ai Comuni bloccati dal patto di stabilità

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Sergio Patti

Immaginate un bancomat alto come un grattacelo. C’è un termine per definire una tale meraviglia? Certo: Banca depositi e prestiti. Da questo bancomat nel periodo 2016-2020 usciranno 160 miliardi per supportare la crescita del Paese. E altri 100 miliardi saranno attratti dall’estero e dai privati grazie allo status di Istituto nazionale di promozione. Una leva fondamentale per far ripartire l’economia nazionale, sulla quale il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan ha ammesso di avere molte aspettative. L’occasione è stata ieri la presentazione del piano strategico della Cdp.

ASPETTANDO L’EUROPA
L’istituto guidato da Claudio Costamagna e dall’Ad Fabio Gallia punta anche ad accedere alle risorse della Ue e della Bei nel quadro del piano Juncker. Piano che doveva rilanciare l’Europa – se non il mondo – ma che ha già dimostrato di essere grande appena quanto un topolino. La Cassa però ha in pancia gigantesche risorse e altrettanto vaste partecipazioni in società strategiche. Partecipazioni che a ben guardare sembrano sproporzionate rispetto allo stesso capitale della Cdp, ma che insieme comunque garantiscono il controllo italiano di importanti reti, oltre a generare consistenti flussi finanziari. Il nuovo piano prevede adesso un’azione organica finalizzata a indirizzare la crescita dell’Italia su quattro aree di sviluppo chiave: supporto alle istituzioni governative e agli enti locali, potenziamento delle infrastrutture, sostegno alle imprese, sviluppo del patrimonio immobiliare. Questi interventi – rassicura Cdp – saranno realizzati assicurando l’equilibrio economico-patrimoniale e un adeguato livello di redditività dell’istituzione.

RISORSE IN AUMENTO
Previsti 15 miliardi di fondi (+22%) destinati agli enti pubblici, anche per contrastare i limiti posti dal Patto di stabilità. Un’attenzione crescente sarà riservata alle infrastrutture, per rafforzare le quali si prevede di mobilitare risorse per 24 miliardi (+23% rispetto ai cinque anni precedenti) a supporto della realizzazione di reti (fisiche e digitali, tra cui resta il progetto Metroweb con la Telecom), di nodi infrastrutturali strategici (porti, aeroporti), incentivando l’utilizzo del partenariato pubblico-privato. Alla voce delle risorse per le imprese, il piano mobilita 117 miliardi di euro (+ 73% rispetto a quanto fatto nel quinquennio precedente) e prevede un intervento a supporto di tutte le fasi del ciclo di vita delle imprese.