Cassa integrazione a rischio

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di Carmine Gazzanni

Le parole e le promesse sono importanti: se dette convintamente, ispirano fiducia e cementano il consenso. Ma se alle parole poi non seguono i fatti, magari suggellati anche da un corposo finanziamento, tutto va a rotoli, tutto evapora. E quello che resta è soltanto il disappunto (per non dire rabbia) dei tanti lavoratori che, ancora una volta, potrebbero essere gabbati. Il rischio è più che concreto. E Matteo Renzi, che tanto sta investendo sulla riforma del lavoro, lo sa bene.
Ma, pare, se ne sia dimenticato: mentre infatti secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio Cisl, i numeri della cassa integrazione in deroga crescono in maniera esponenziale, mancano i soldi per finanziarla. E non stiamo parlando (solo) del biennio 2014-2015, ma anche del fabbisogno relativo al 2013 che, dicono le regioni, presenta un buco da oltre mille milioni di euro. Una cifra incredibile, ridotta dall’unico provvedimento preso dal governo Renzi in tal senso a 800 milioni. Una sforbiciatina e nulla più.

Oltre 100 milioni di ore di cig
Ma partiamo dai numeri. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Cisl, la cassa integrazione a marzo ha toccato la soglia delle 100,1 milioni di ore autorizzate a marzo per un totale di 500mila lavoratori coinvolti, con un aumento del 2,1 % rispetto al mese di marzo 2013 e del 2,4% rispetto al precedente mese di febbraio. Un’enormità. Non solo. Dietro al dato, già di per sé preoccupante, se ne nasconde un secondo: “Da oltre un anno – si legge nel rapporto – si continua ad osservare un graduale cambiamento nella composizione interna: in particolare cresce quella che si può considerare la componente strutturale, con un passaggio dalla Cigo (cig ordinaria, ndr), che cala, alla Cigs (cig straordinaria, ndr), che aumenta, indicativa di crisi lunghe e ristrutturazioni”. Anche a riguardo il rapporto è chiaro: mentre la cigo si riduce rispetto all’anno scorso del 20%, la cassa integrazione straordinaria aumenta del 14,9% e quella in deroga del 12,6%.

Mancano 800 milioni all’appello
È evidente, dunque: siamo in emergenza lavoro. Ma non da ora: era fine gennaio quando un altro rapporto arrivava sulla scrivania di Palazzo Chigi per essere consultato allora da Enrico Letta, oggi da Matteo Renzi.
Il documento questa volta era realizzato dalla Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni e riguardava appunto il monitoraggio degli ammortizzatori sociali in deroga. Il dato che emerge da quel documento è incontrovertibile: la stima dell’ulteriore fabbisogno di risorse necessario per completare il 2013 ammonta complessivamente a 1.070,96 milioni euro. Una montagna di soldi. Sono passati da quel rapporto circa quattro mesi: cosa è stato fatto da allora? Poco, molto poco. L’unico provvedimento concreto adottato risale al 22 gennaio quando il ministero del Lavoro, di concerto con il ministero dell’Economia, ha emanato il decreto n.78641 con cui sono state ripartite alle regioni risorse pari a 400 milioni di euro. Ergo: rimane un buco da oltre 800 milioni.

Renzi fa spallucce
Da allora nulla più: il vuoto. Come infatti denunciato in un’interrogazione dai deputati Sel Giogio Airaudo e Giovanni Paglia, “sono ormai mesi che le Regioni denunciano la situazione di grave tensione sociale, ai limiti dell’ordine pubblico, determinata dall’incertezza della copertura finanziaria degli interventi relativi al 2013”. Ma lo Stato continua a tacere dato che – scrivono ancora i parlamentari – “in nessuno dei provvedimenti di carattere economico varati sino ad oggi dall’esecutivo sono previste adeguate risorse” per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga. Si dirà: deo gratias, ora c’è il Def. Peccato: nel documento tanto attenzionato in questi giorni, non c’è traccia del rifinanziamento della cig. Il buco resta. E bello grosso.