Castellone: “Il Governo ha dato solo briciole”

“Non si può affrontare la crisi con pannicelli caldi, lo diciamo chiaramente: questi 14 miliardi stanziati dal governo non sono sufficienti”.

“Non si può affrontare la crisi con pannicelli caldi, lo diciamo chiaramente: questi 14 miliardi stanziati dal governo non sono sufficienti”. Colpito, affondato. La capogruppo M5S al Senato e candidata alle prossime politiche con i pentastellati Mariolina Castellone ha le idee chiare su quanto fatto – o, meglio, non fatto – dal governo in merito soprattutto alla crisi energetica in corso, con il decreto Aiuti-bis che finalmente oggi sarà convertito in legge definitivamente al Senato dopo le ampie polemiche dei giorni scorsi.

CONFPROFESSIONISTI INCONTRA I VERTICI DELLE FORZE POLITICHE

“È da ottobre dello scorso anno – spiega ancora la senatrice M5S – che parliamo di pandemia energetica e della necessità di intervenire per sostenere imprese e famiglie di fronte alla mannaia del carobollette. A marzo abbiamo presentato persino una mozione in Senato”.

E invece? Cos’è successo?
Niente, nessuno ci ha ascoltato: erano tutti presi dalla folle corsa al riarmo e reputavano prioritarie le spese militari. È necessaria nuova liquidità, bisogna creare ingenti risorse, per ristorare cittadini e aziende in crisi che rischiano di chiudere. Per questo insistiamo nella proposta di un nuovo scostamento di bilancio, ma Draghi non sembra volerlo capire.

Però se i 14 miliardi di aiuti sono arrivati in ritardo, a detta degli altri partiti, è per colpa dei Cinque stelle…
A detta del sistema mediatico è sempre colpa nostra, anche ciò che non è stato fatto negli ultimi 30 anni. Ci avevano accusato di bloccare gli aiuti, peccato il decreto fosse già in vigore dal 9 agosto, giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Oggi, finalmente, sta emergendo una pura e semplice verità: se non ci fossimo opposti strenuamente alla richiesta del Mef di ritirare tutti gli emendamenti in Senato, richiesta che era stata accettata supinamente da tutte le altre forze politiche, non avremmo inserito nel decreto la riformulazione del nostro emendamento che cancella la cosiddetta ‘responsabilità solidale dei cessionari’ dei crediti d’imposta del Superbonus. Un provvedimento che migliaia di imprese stavano aspettando per evitare il fallimento. Per fortuna abbiamo insistito e abbiamo portato a casa il risultato. E comunque se è stato necessario un nuovo passaggio in Senato, e quindi si è ritardata la conversione del decreto, è perché si deve ripristinare il tetto dello stipendio ai supermanager.

Senatrice, lo dica chiaramente: ce l’ha con Forza Italia, Italia viva e Pd che hanno votato a favore di questo emendamento che toglieva il tetto dei 240mila euro di stipendi per alcune categorie di manager?
Viviamo in una società al contrario dove le forze politiche in Parlamento si oppongono all’introduzione del salario minimo a 9 euro l’ora e poi, nel silenzio generale, vorrebbero aumentare gli stipendi a chi non ne ha bisogno. Il M5S esiste per contrastare queste ingiustizie sociali. L’abbiamo dimostrato anche questa volta.

Quindi si può dire che alla fine dei conti, se è stato inserito il Superbonus e verrà inserito nuovamente il tetto ai super stipendi, è merito dei Cinque Stelle. Nessuno pare però riconoscerlo, neanche sui media. Troppo sconveniente dirlo in campagna elettorale?
Per noi è importante ottenere risultati per i cittadini e le imprese. Se il merito ci viene riconosciuto o meno, poco importa. Va detto però che da sempre registriamo una certa propensione della maggior parte dei media a dimenticare il Movimento 5 Stelle quando si tratta di attribuire meriti. Evidentemente, continuiamo a essere scomodi per una parte del sistema politico e mediatico.

Al di là del Dl Aiuti, che ne pensa delle misure anti-crisi energetica trovate da Draghi? Nei giorni scorsi il premier ha parlato di “agenda sociale” con un chiaro riferimento al MoVimento…
L’agenda sociale di Draghi, per quanto ci riguarda, non è pervenuta. Stiamo ancora aspettando ci risponda ai notri 9 punti programmatici che erano focalizzati sull’inclusione sociale e transizione ecologica. Siamo i soli che con credibilià, in questa campagna elettorale, possiamo parlare di salario minimo, abolizione degli stage gratuiti per i giovani, aumento dei contratti a tempo indeterminato e tutela delle fasce sociali più deboli.

Intanto il Movimento cinque stelle continua a crescere al Sud. Qual è secondo lei qui la chiave del successo: solo il reddito di cittadinanza?
Credo che i cittadini premino la coerenza, la sincera volontà di rispondere alle loro esigenze e anche un chiaro programma che va nella direzione solo teorizzata, ma mai realizzata, dalla sinistra che si dice progressista. Per non parlare del centrodestra che nel programma ha inserito il progetto dell’autonomia differenziata. È pericoloso anche parlarne in questo momento storico perché – come ci ha mostrato la pandemia – senza adeguate riforme rischieremmo di aumentare in ambiti fondamentali come sanità, servizi e istruzione i divari tra Nord E Sud, tra regione e regione. Non a caso uno dei punti del nostro programma è la revisione del Titolo V per ridare centralità allo stato nelle cosiddette “materie concorrenti”, prima tra tutte proprio la sanità. Questo significa dare risposte ai cittadini.

A proposito di Sud, Renzi a Palermo ha detto che non accetta lezioni di antimafia da Scarpinato…
Credo veramente che questa frase si commenti da sola. Per un solo volo in jet privato ha speso più di quanto riceva in un intero anno un italiano, sotto forma di Reddito di cittadinanza. Eppure, Matteo Renzi insieme al suo sodale politico Carlo Calenda continua ad avere quel pensiero fisso: abolire la misura che aiuta milioni di italiani a non cadere nella disperazione e che serve per mettere insieme il pranzo con la cena.

Al di là delle dichiarazioni, anche a scorrere i programmi elettorali gli altri partiti toccano poco o per niente il tema delle mafie. Perché secondo lei?
Bisognerebbe chiederlo a loro. Come Movimento 5 Stelle abbiamo sempre messo la legalità al primo posto. Mi piace ricordare che i boss di Palermo si lamentano del reddito di cittadinanza perché non trovano più manovalanza a basso costo. Anche questo è un modo di combattere la mafia e sappiamo che siamo l’unica garanzia che il reddito non venga abolito. Con buona pace di quei partiti che, da destra a sinistra, lo vogliono eliminare.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:09
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