Catalfo: “Basta strumentalizzare il Reddito di cittadinanza”

La senatrice M5S ed ex ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, non crede affatto che il problema sia il Reddito di cittadinanza.

Anziché strumentalizzare politicamente misure come il Reddito di cittadinanza bisogna farsi due domande su quello che è avvenuto ai salari negli ultimi anni. In Italia abbiamo una questione salariale enorme da affrontare e anche urgentemente. Parola di Nunzia Catalfo, senatrice M5S ed ex ministro del Lavoro.

CONSIGLIO DEI MINISTRI

“Quando cerchiamo i giovani per dare lavoro abbiamo un grande competitor che è il Reddito di cittadinanza”, ha detto il leader di Confindustria.
“Non credo affatto che il problema sia il Reddito di cittadinanza. Il commissario Ue per il Lavoro, Nicolas Schmit, ha ribadito la sua importanza e ha anche suggerito di inserire misure di reddito minimo garantito, qual è il Reddito di cittadinanza, anche in Spagna. Bisogna partire da una considerazione: i giovani non sono parassiti, hanno voglia di lavorare ma hanno anche voglia di essere retribuiti nel modo giusto come ci detta la Costituzione, peraltro. L’intervento da fare immediatamente è quello sui salari. Abbiamo salari da fame, in taluni casi da 4,60 lordi all’ora. E poi c’è il tema della precarietà. Sul tema specifico da ministro attivai una convenzione con Bankitalia per capire l’andamento del mercato del lavoro. Ebbene nel settore del turismo, rispetto al 2019, sono aumentate le attivazioni nette a tempo determinato e si sono dimezzate quelle a tempo indeterminato passate da 76mila nel 2019 a 33mila nel 2021. Siamo di fronte a un aumento esponenziale del lavoro discontinuo”.

Sul salario minimo è arrivato il no della Cisl. Perché tante resistenze da buona parte del sindacato e dalle imprese?
“Alcuni sindacati a dir il vero sono favorevoli. Non capisco le resistenze di altri, anche perché il mio ddl sul salario minimo in prima battuta si propone di rafforzare la contrattazione collettiva nazionale. Individuando, attraverso criteri precisi, quali sono i contratti leader per eliminare sul lato delle imprese la concorrenza sleale e per definire quale trattamento economico minimo da applicare. La soglia minima oraria retributiva che noi proponiamo (9 euro) interverrebbe solo nel caso in cui il contratto leader identificato fosse al di sotto della soglia di povertà”.

Non siamo lontani dalla proposta del ministro del Lavoro Andrea Orlando, ovvero una legge per individuare il contratto di riferimento per ogni settore con il livello minimo applicabile.
“La sua proposta va nella direzione indicata dal mio ddl. Come ho spiegato sopra. L’unica cosa è che Orlando non indica la soglia minima oraria”.

Dunque una convergenza col Pd è possibile per far passare il salario minimo?
“Credo di sì con un dibattito serio. Auspicherei anzi la convergenza di tutte le forze politiche”.

Confindustria ha attaccato anche i navigator.
“I navigator sono esperti del mercato del lavoro. Selezionati in base a lauree specifiche (minimo di votazione richiesto 107) hanno maturato più di due anni di esperienza nella pubblica amministrazione e sono professionalità che non vanno disperse ma cruciali per dar seguito alle politiche attive del lavoro”.

Giusto pensare alla riduzione del cuneo fiscale per aumentare i salari?
“Assolutamente sì. È stato uno dei provvedimenti portati avanti anche da me, quand’ero ministro, nel periodo di pandemia. A questo si deve aggiungere – come previsto nell’ultima versione del mio ddl sul salario minimo – anche la detassazione degli aumenti dei rinnovi contrattuali. L’Ocse certifica che c’è stato un calo dei salari negli ultimi 30 anni del 2,9% laddove in Germania sono cresciuti del 33%. E qui ritorniamo al punto di partenza. Bisogna affrontare il problema salariale per evitare che l’impoverimento dei lavoratori e delle famiglie che già c’è stato continui. Questo tema salariale dev’essere preso in seria considerazione da tutta la politica. Perché come ha detto Schmit rischiamo di andare in stagflazione. Se si impoveriscono le famiglie e i lavoratori ne risente la domanda interna con impatti negativi sull’economia e sulle imprese. E per i giovani bassi salari significano scarse possibilità di progetti di vita e famiglia con conseguente calo demografico. O in alternativa fuga all’estero”.

Quindi ha ragione il ministro Vittorio Colao che agli imprenditori ha detto assumente e pagate di più?
“Certo. Se le offerte sono congrue e dignitose i giovani corrono. Ricordo che nel giugno del 2021 l’azienda Sammontana, offrendo un buon salario, per 352 posti aveva ricevuto più di 2500 candidature. Invece contratti precari significano vita precaria e pensioni da fame”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:05
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