Prima le Comunali e poi il Catasto. La riforma fiscale slitta ancora. Scontro in maggioranza sulla revisione degli estimi. E stavolta pure Draghi deve adeguarsi

riforma fiscale Franco Draghi
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La riforma fiscale, come il ddl Concorrenza, secondo il cronoprogramma allegato al Piano nazionale di ripresa e resilienza, avrebbe dovuto essere approvata entro luglio. Una riforma dunque attesa da Bruxelles. Ma anche oggi al Consiglio dei ministri della delega fiscale neanche l’ombra. Il Governo dei Migliori non riesce a trovare l’accordo neppure sulla cornice generale che dovrà definire la riforma fiscale. La delega indica infatti solo i principi generali. A scendere nei dettagli saranno i decreti delegati. In quella occasione le diverse sensibilità della maggioranza di Mario Draghi è previsto che imploderanno con tutta la loro forza.

Ma come dicevamo non si riesce a trovare la quadra nemmeno sulle linee generali. Già in questa sede sono emerse contrapposizioni. Tanto che la cabina di regia che il premier ha convocato ieri sulla Nadef, approvata questa mattina dal Consiglio dei ministri, ha deciso di soprassedere sul cantiere fiscale, complice anche l’avvicinarsi del voto per le amministrative che ha scatenato la grancassa della propaganda dei vari partiti. Solo l’accenno alla riforma del catasto (leggi l’articolo) che dovrebbe trovare spazio nella legge delega ha sollevato una levata di scudi soprattutto a destra. “La riforma del catasto? La Lega è assolutamente contraria a ogni tipo di aumento di tasse su case, negozi, capannoni e terreni agricoli”, ha ribadito il leader della Lega, Matteo Salvini.

In piena sintonia con Forza Italia. E con Matteo Renzi. Da Italia viva – ha detto l’ex premier – “non c’è un no pregiudiziale alla riforma del catasto, ma che non sia un modo però per dare la stangata”. Tanto che la sottosegretaria al Mef, Cecilia Guerra ha detto che la riforma ci sarà ma la sua traduzione in termini fiscali può darsi che possa essere considerata “molto molto molto lenta”. Le priorità dei diversi partiti sugli obiettivi della delega fiscale restano molto distanti. I renziani puntano ad abolire l’Irap almeno per le imprese individuali e i professionisti, il Pd preferirebbe privilegiare il taglio del cuneo fiscale. Leu chiede interventi più decisivi sulla lotta all’evasione.

La Lega porta avanti il suo cavallo di battaglia della flat tax per gli autonomi e punta a ritocchi per non penalizzare troppo i contribuenti che superano di poco l’attuale limite dei 65mila euro per beneficiare del regime al 15%. Forza Italia chiede un taglio dell’Irpef, dell’Irap e anche del cuneo fiscale. Il M5S ha messo nero su bianco alcune proposte. “In particolare – hanno dichiarato i parlamentari grillini della Commissione Finanze della Camera – puntiamo alla riduzione dell’Irpef per i redditi tra i 28mila e i 55mila euro; al superamento dell’Irap, con l’abolizione della doppia contabilità; agevolazioni fiscali sul conto corrente dei cittadini; un’uscita graduale dal forfettario per le partite Iva, che abbiamo confermato sotto i 65mila euro al 15%; redditi da capitale e altri redditi finanziari da unire in una unica imposta”.

LA COPERTA E’ CORTA. Ma tutte le richieste sul tavolo dovranno fare i conti con le risorse disponibili. Al momento per il taglio delle tasse sono stati messi a bilancio “appena” tre miliardi. Per fare un intervento sensibile sull’Irpef ne servirebbero almeno 10 miliardi. E in base ai calcoli confindustriali solo per ridurre in modo sufficientemente sensibile il cuneo fiscale occorrerebbero fra i 10 e i 13 miliardi. Il miglioramento del quadro economico libererà nuove risorse ma bisognerà capire come il governo vorrà utilizzarle. Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha più volte insistito sulla necessità di ridurre in modo deciso debito e deficit. Si vedrà.

Dall’archivio: Sulla riforma fiscale è già scontro. La destra difende il vecchio Catasto. Il premier vuole rivedere le rendite immobiliari. Per Lega e FI è una patrimoniale mascherata.