La cattiva politica che pretende di fare la morale alla magistratura

magistratura giustizia
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

In fondo se la sono cercata. Il mantra dei garantisti senza se e senza ma, gaudenti dinanzi alla ghigliottina dell’improcedibilità azionata dalla Cartabia – che salverà qualche innocente dalla gogna del “fine processo mai”, molti colpevoli dalla galera e farà strage del diritto delle vittime dei reati ad avere giustizia – è il pretesto preso da un pezzo consistente e trasversale della nostra classe politica per regolare i conti in sospeso dai tempi di Tangentopoli con la magistratura. Come se la colpa fosse di chi ha scoperto e perseguito gli scandali e non dei politici che se ne resero protagonisti. Allora, e oggi come e più di allora.

Le cronache, del resto, non fanno che avvalorare l’assunto di Davigo: dopo Mani Pulite i ladri non hanno smesso di rubare ma solo di vergognarsi. Ora, è un fatto che – dopo i procedimenti penali e disciplinari che hanno scoperchiato lo scempio delle nomine correntizie decapitando il Csm – la credibilità della magistratura abbia toccato il suo minimo storico. Ma affermare che lo scandalo Palamara, per quanto diffuso, sia addirittura il sintomo di un cancro che attanaglia l’intero ordinamento giudiziario – composto da novemila toghe tra giudici e pm – equivale a fare di tutta l’erba un fascio.

Sarebbe del resto facile applicare lo stesso principio a chi lo usa come una clava contro i magistrati. Solo in questa legislatura, tra i 945 scranni parlamentari, si contano ad oggi 57 tra indagati, imputati e condannati. Che, grazie alla riforma Cartabia, si ritroveranno ad indicare, insieme al resto dei loro colleghi (leggi l’articolo), quali reati perseguire prioritariamente alle Procure. Comprese quelle che indagano o patrocinano l’accusa nei procedimenti penali che li riguardano.

Per non parlare dei 259 voltagabbana che hanno cambiato casacca dal 2018 ad oggi. Oltre un quarto del Parlamento che ha tradito il mandato conferitogli dai cittadini dinanzi ai quali, d’altra parte, grazie ad una legge elettorale che impedisce ogni possibilità di scelta dei candidati, nessuno sarà chiamato a rendere conto. Ecco, la magistratura sarà anche in crisi di credibilità, ma che a farle la morale siano questi qui è a dir poco ridicolo.