C’è aria

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di Gaetano Pedullà

Qui si continua a giocare con le nostre tasche. Tra governi che danno i numeri e l’Europa che ci controlla, l’aria che tira annuncia una nuova manovra prima dell’estate. A preparare il campo è stato ieri lo stesso Presidente del Consiglio, rivelando candidamente che si sapeva già: i dati sul debito pubblico non erano quelli annunciati dall’ex premier Letta. Roba da querela o da messa in stato di accusa per l’ex Presidente del Consiglio che così avrebbe ingannato il Parlamento e la comunità finanziaria. Passano poche ore e questa volta da Bruxelles ancora Renzi recita – apparentemente con altre parole – la stessa parte remissiva di tutti i nostri ultimi capi di governo in Europa. “Sappiamo cosa dobbiamo fare e lo faremo”, ha detto rassicurando la Commissione che appena il giorno prima ci aveva bastonato per bene. E cos’è che l’Europa si aspetta se non il controllo rigoroso dei conti? Un segnale dunque fin troppo chiaro, tanto da spingere poco dopo il Tesoro a precisare che per ora non è in programma nessuna manovra sui nostri conti pubblici. Uno scenario che – date le premesse di questi giorni – potrebbe però cambiare subito dopo le elezioni europee, appuntamento per il quale nessuno vuol correre con la zavorra di nuove tasse in mano. Tra pochi giorni Renzi spiegherà in che consiste il suo piano per il lavoro, dove troverà i soldi per il piano di edilizia scolastica che ha annunciato e per ridurre il cosiddetto cuneo fiscale. Dalle dichiarazioni del ministro Padoan molto graverà sulla riduzione della spesa affidata al commissario Cottarelli. Ma se accanto alla spending review la ricetta sarà la solita, un nuovo aumento delle tasse, allora la discontinuità con il passato sarà stata solo un’illusione. E chi aspetta la ripresa potrà mettersi comodo: ci sarà ancora un pezzo da aspettare.